Ferrari: il mio programma per la Casa del Consumatore

Affermarsi come associazione conosciuta ed efficiente, valorizzare l’informazione al consumatore, rafforzare la collaborazione fra le associazioni consumeriste e affermarsi a livello europeo: parte da qui l’azione di Giovanni Ferrari, nuovo presidente de La Casa del Consumatore. Dopo le dimissioni del presidente storico Alessandro Fede Pellone, la candidatura di Ferrari è stata sottosta dal Comitato direttivo uscente all’assemblea degli associati del 27 aprile che lo ha nominato presidente all’unanimità. Avvocato, 37 anni, genovese, per dieci anni docente di diritto commerciale all’Università di Genova, con esperienze nel settore societario e come legale fiduciario di aziende, Ferrari parte con una serie di obiettivi e un impegno: da due mesi cura "Il blog del consumatore" sul sito Tgcom di Mediaset.

La Casa del Consumatore: breve storia dell’associazione, quali sono i principi ispiratori?

La Casa del Consumatore è nata a Milano, è stata prima riconosciuta come associazione rappresentativa in regione Lombardia poi, con l’ausilio di altre regioni in cui ha ottenuto rappresentatività, è riuscita a ottenere il riconoscimento nazionale e l’inserimento nel CNCU. L’associazione è nata con l’ispirazione di non dichiarato attacco alle aziende, ma di spirito collaborativo, per arrivare alla soluzione dei problemi che riguardano i consumatori. Altro tratto caratterizzante è quello di puntare soprattutto all’educazione del consumatore attraverso i programmi televisivi e attraverso i progetti a cui abbiamo partecipato. È stata valorizzata soprattutto la funzione di informare. In questo senso rientra il blog che stiamo curando sul sito Tgcom di Mediaset, dove diamo informazioni utili ai consumatori.

Ha detto che l’ispirazione è di non dichiarato attacco alle aziende: secondo lei questa strategia è più efficace rispetto a quella di partire a spada tratta contro un’azienda o una grande impresa? E perché?

A volte è vincente a volte no. Purtroppo spesso le aziende capiscono più l’azione forte piuttosto che l’apertura al dialogo. In questi anni abbiamo avuto esperienze alternate, un po’ come è successo con la conciliazione: tante aziende hanno aderito, e la conciliazione funziona bene, ma tante altre volte non funziona bene. Per me è un segnale preoccupante se le aziende hanno un numero elevato di conciliazioni, perché vuol dire che creano problemi ai loro utenti, altrimenti non ci sarebbero tutte queste conciliazioni. È anche vero che le aziende con grandi numeri di conciliazione sono quelle con tanti clienti. Forse in questa fase manca il momento successivo, quello di trarre delle conclusioni dall’esito delle conciliazioni: se c’è ripetutamente una determinata lamentela, va bene risolvere i casi singoli, però forse bisognerebbe trovare soluzione a quel problema, non ribatterlo in singole conciliazioni individuali. La strada del dialogo talvolta funziona talvolta non funziona. Non è una ricetta magica né in un senso né nell’altro. Diciamo che ci volevamo contrapporre alla filosofia che hanno invece altre associazioni, di attacco e poi eventualmente di dialogo.

Qual è il programma che porta con la sua presidenza e quali gli obiettivi che si prefigge di raggiungere?

Il nostro obiettivo è quello di iniziare a svolgere attività anche in ambito comunitario. Ci siamo già mossi in questo senso, io faccio parte del gruppo delle politiche UE presso il Ministero dello Sviluppo Economico, e stiamo cercando di inserirci più attivamente a livello comunitario. C’è lo sviluppo del blog del Tgcom. Avremmo inoltre l’ambizione, nei prossimi cinque anni, di diventare una fra le prime cinque associazioni italiane come riferimento per i consumatori, fra le cinque che siano fra più conosciute e più efficienti – perché a volte si è conosciuti ma non si è tanto efficienti. Abbiamo l’obiettivo di puntare all’eccellenza a partire dai livelli più alti fino ad arrivare alle sedi territoriali, che fra l’altro abbiamo riorganizzato. Abbiamo infatti approvato il nuovo Statuto e le abbiamo organizzate in senso molto autonomo.

Azioni, programmi, progetti in cantiere: c’è qualche iniziativa che partirà a breve?

Vogliamo creare una rete di legali, selezionati per la loro esperienza nel settore consumeristico, che possano supportare le persone a prezzi ridotti e bassi ma ponendosi in situazione concorrenziale. Puntiamo a creare una rete fra avvocati che siano disponibili, garantendo sempre la qualità, a ribassare le loro parcelle e a rendere un servizio di qualità nei confronti in primo luogo dei nostri associati. La rete avrà una sua vita autonoma rispetto all’associazione, però dovrà garantire opportunità di accesso a buoni prezzi e con competenza ai nostri associati.

Un suo parere sullo stato del consumerismo italiano?

Secondo me il consumerismo italiano è troppo frazionato, siamo troppi, anche se ognuno di noi ha peculiarità proprie. Ecco, questo è un altro degli obiettivi che mi sono prefisso: quello di avviare una collaborazione duratura ed effettiva con altre associazioni di consumatori, un po’ come avvenne tanti anni fa nel settore sindacale, dove si sono create le confederazioni. È la tendenza che sta emergendo anche a livello ministeriale. E aiuta l’obiettivo di creare organizzazioni più strutturate e più grandi. Abbiamo di fronte interlocutori sempre più preparati professionalmente e a volte ci troviamo deboli, abbiamo consulenti che talvolta non reggono in maniera completa il confronto. Si prenda il settore dell’energia: è veramente complesso, ogni associazione non riesce ad avere un esperto vero, allora sarebbe meglio unirsi in cinque associazioni con una persona di riferimento, che possa aiutare ad avere un dialogo concreto e preparato con le aziende.

Una sorta di intersindacale dei consumatori?

Una cosa del genere. Da un po’ di anni il numero delle associazioni si è assestato e si stanno creando delle intese fra associazioni per comunanza di vedute ed esperienza storica. Vorrei partire dal livello europeo, dove la collaborazione è assolutamente necessaria. Se riusciamo a unirci in un gruppo di associazioni e, partendo dall’esperienza europea e lavorando insieme, riusciamo successivamente a trasferire anche in Italia questa esperienza, ecco, questo sarebbe sicuramente un aspetto positivo. E ne guadagnerebbero i consumatori.

 

di Sabrina Bergamini

Comments are closed.