GIUSTIZIA. Canone depurazione: non pagare se non c’è depuratore. Vittoria Confconsumatori Viterbo

E’ un’importante vittoria quella ottenuta da Confconsumatori Viterbo contro la società Talete che, nel territorio di Civita Castellana, continuava a riscuotere indebitamente le quote di deputazione dell’acqua, nonostante nessun impianto per la depurazione delle acque reflue fosse funzionante. Il Giudice di Pace ha emesso una sentenza che sancisce il diritto inalienabile dei cittadini a non pagare un servizio quando esso non viene effettivamente erogato.

"Se nel Comune di residenza non sono attivi depuratori per le acque reflue, la quota della bolletta destinata alla depurazione non deve essere pagata dai cittadini". L’Associazione dei consumatori ha chiesto la restituzione di quanto indebitamente pagato da un proprio iscritto a titolo di quote depurazione, in adempimento della sentenza della Corte Costituzionale n. 335/2008, che asserisce che il pagamento per la depurazione è un corrispettivo di prestazione contrattuale e non un tributo, quindi è irragionevole che sia dovuto in assenza del servizio. La società avrebbe dovuto fornire i parametri, le modalità e gli importi indebitamente riscossi e da restituire, ma Talete non lo ha fatto.

"La richiesta – spiega Antonio Nobili, responsabile di Confconsumatori Viterbo – è stata formulata nonostante la pendenza del nuovo dettato normativo, ovvero la legge n. 13/2009, la quale era stata posta in essere dal legislatore con l’unico scopo di superare la sentenza della Corte Costituzionale. In detta legge, infatti, si stabiliva sommariamente che alla somma da restituire ed alle somme che si sarebbero richieste agli utenti successivamente al 2009 si sarebbero comunque dovute detrarre le somme anticipate e/o anticipabili dall’ente e/o dalla società gestrice per la messa in opera di un eventuale futuro depuratore (il tutto comunque sarebbe dovuto essere documentato). La legge stessa, inoltre – continua Nobili – stabiliva che l’ente che gestisce le acque pubbliche avrebbe dovuto rimborsare le somme indebitamente riscosse (in assenza di deputarore o di eventuale messa in opera), entro il termine di cinque anni, a decorrere dal 1 ottobre 2009. Ciò ha fatto si che apparentemente gli enti preposti per la riscossione non fossero comunque inadempienti sino alla data della scadenza dei 5 anni previsti dalla legge 13/2009: quindi sino ad ottobre 2014 vi è la possibilità di restituire quanto indebitamente incassato".

Il giudice di Pace di Civita Castellana ha stabilito che le somme richieste risultavano esigibili dall’utente e ha condannato la società Talete al pagamento di 600 euro. Confconsumatori Viterbo ha ottenuto un’altra vittoria simile: nel febbraio 2010 contro il Consorzio di Bonifica Velle del Tevere.

 

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