GIUSTIZIA. Cassazione: “E’ diritto di cronaca diffondere dichiarazioni rese in sede giudiziaria”

Può considerarsi lecito divulgare, a mezzo stampa, notizie lesive dell’onore e della reputazione, senza la necessità per il cronista di previa verifica dell’attendibilità delle dichiarazioni. Per la Cassazione (Sezione Terza Civile n. 12358 del 24 maggio 2006) ciò che conta, nel caso di cronaca giudiziara, è l’esistenza di un pubblico interesse alla conoscenza del fatto narrato.

Perchè possa parlarsi di legittimo diritto di cronaca devono sussistere, si legge nella sentenza, "le seguenti condizioni: la verità (oggettiva o anche soltanto putativa) della notizia pubblicata; l’interesse pubblico alla conoscenza del fatto (c.d. pertinenza); la correttezza formale dell’esposizione (c.d. continenza). La verità dei fatti dev’essere controllata dal giornalista non solo con riferimento all’attendibilità della fonte della notizia, ma anche con un lavoro di accertamento e di rispetto della verità sostanziale dei fatti".

Secondo la Suprema Corte, "nell’ambito della cronaca giudiziaria il diritto-dovere del giornalista di informare e il diritto dei cittadini ad essere informati, non può passare attraverso il controllo della verità del fatto dichiarato o dell’attendibilità del dichiarante. Richiedere al giornalista di controllare la verità delle dichiarazioni rilasciate in sede giudiziaria significherebbe pretendere dallo stesso l’onere di indagini analoghe a quelle giudiziarie e creare le premesse per impedire o rendere assolutamente disagevole la cronaca giudiziaria, poiché solo all’esito della sentenza definitiva potrebbe considerarsi la verità delle dichiarazioni rese.

In conclusione, con riferimento alla cronaca giudiziaria, va enunciato il principio secondo cui il criterio della verità sostanziale della notizia – condizione affinché la divulgazione a mezzo stampa di notizie lesive dell’onore e della reputazione possa considerarsi espressione del lecito diritto di cronaca – non riguarda il contenuto della dichiarazione e l’attendibilità del dichiarante. La "verità" va riferita al fatto rappresentato e, cioè, al fatto che vi sia stata effettivamente quella dichiarazione in sede giudiziaria, con indicazione del contesto giudiziario nel quale è stata resa, se ciò è necessario per fornire completezza di informazione al lettore".

E’ comunque necessario – precisa la Corte – per l’applicazione della scriminante, che i concetti e le parole riportate siano effettivamente rispondenti al reale contenuto della dichiarazione e dell’atto giudiziario, senza alterazioni del significato sostanziale che possano creare per il lettore una realtà diversa da quella effettivamente attribuibile alla dichiarazione, cosicché il giornalista si pone quale semplice intermediario tra i fatti e le situazioni realmente accaduti nell’attività giudiziaria e l’opinione pubblica".

 

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