GIUSTIZIA. Cassazione: “Minore adottabile solo se non assistito adeguatamente da famiglia”

Ai fini della dichiarazione di adottabilità di un minore, deve tenersi principalmente conto dell’esigenza di crescere nella famiglia di origine: un’esigenza che può essere sacrificata solamente nel caso in cui genitori e congiunti non fossero in grado di garantire un’adeguata assistenza morale e materiale per lo sviluppo psico-fisico del minore stesso. E’ quanto è stato stabilito dalla Corte di Cassazione Sezione Prima Civile nella sentenza n. 8877 del 14 aprile 2006, ai sensi dell’art. 1 della legge n. 184 del 1983.

Secondo la Suprema Corte, per tutelare al meglio il minore, è necessario valutare con particolare rigore la situazione di abbandono nel quale versa, cercando di privilegiare se possibile il legame naturale con il nucleo familiare. "Tale valutazione – sostiene la Cassazione – non può discendere da un mero apprezzamento circa la inidoneità dei genitori (o congiunti) del minore cui non si accompagni l’ulteriore, positivo accertamento che tale inidoneità abbia provocato o possa provocare, danni gravi ed irreversibili alle equilibrata crescita dell’interessato. In proposito il giudizio deve necessariamente basarsi su di una reale, obiettiva situazione esistente in atto, nella quale soltanto vanno individuate e rigorosamente accertate e approvate le gravi ragioni che, impedendo al nucleo famigliare di origine di garantire una normale crescita, ed adeguati riferimenti educativi, al minore, ne giustifichino la sottrazione allo stesso nucleo".

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