GIUSTIZIA. Cittadinanzattiva chiede riforma su tempi e costi dei processi e tutela delle vittime

Cittadinanzattiva scrive una lettera aperta al presidente della Camera, al Ministro della Giustizia e al vice presidente del Consiglio Superiore della Magistratura e interviene sul tema giustizia e sull’annunciata riforma chiedendo di partire da quelle che sono considerate le priorità della società civile: la lunghezza dei processi, i costi dei provvedimenti e la tutela delle vittime. Allo stesso tempo, chiede una stagione di riforme "fuori da interessi di parte e da rendite di posizione".

Tra le richieste dell’associazione c’è quella di adottare la Carta dei diritti del cittadino alla giustizia "per una riforma – scrive Cittadinanzattiva – che parta dagli utenti e dalla loro sacrosanta esigenza di essere rispettati e tutelati, di fronte ad operatori della giustizia che non fanno il loro dovere, che sono i primi a violare le leggi, che esasperano con il loro comportamento il mal funzionamento del servizio, che si nascondono dietro a privilegi di casta". C’è poi la richiesta di aprire un dialogo con i cittadini a partire dalle questioni considerate cruciali: i tempi dei processi, i costi dei procedimenti e la tutela delle vittime. L’associazione sollecita inoltre a dare attuazione al protocollo d’intesa sottoscritto con il Ministero della Giustizia per realizzare "un sistema di valutazione del servizio giustizia dal punto di vista civico".

L’associazione stigmatizza inoltre i recenti avvenimenti che hanno visto al centro dell’attenzione lo scontro fra politica e magistratura. "I toni e le modalità con cui in questa fase si sta svolgendo il dibattito sulla giustizia ci lasciano interdetti – si legge a conclusione della lettera – Ci sentiamo spettatori impotenti in una lotta che vede il potere esecutivo e il Presidente del Consiglio scontrarsi quotidianamente con la magistratura per difendere prerogative e posizioni che a noi cittadini sono estranee. Non capiamo perché, in una situazione nella quale bisognerebbe rimboccarsi le maniche per far funzionare un servizio tra i più carenti d’Europa, ci si debba accanire contro uno dei poteri dello Stato, quello giudiziario, mettendone in discussione principi costituzionali di autonomia e di indipendenza. Non è questa la strada giusta perché induce noi cittadini, spesso vittime di una giustizia profondamente ingiusta, a pensare che non ci sia nulla da fare e che sia solo una lotta o personale o interna al sistema politico".

L’associazione ricorda i "problemi aperti" rappresentati dalla "cancellazione di fatto della obbligatorietà dell’azione penale" e "la scarsa tutela dei diritti delle vittime rispetto agli imputati". "Allo stesso tempo – prosegue Cittadinanzattiva nella lettera – non possiamo dimenticare che anche i magistrati dovrebbero fare la loro parte, rinunciando alla ‘sacralità costituzionale’ con la quale interpretano il loro ruolo e uscendo da quell’autoreferenzialità che ne fa un potere distante da quel popolo in nome del quale dovrebbero amministrare la giustizia. Le chiediamo – si conclude la lettera – di essere ascoltati e di aprire una strada nuova nell’approccio al problema giustizia, fuori da interessi di parte e da rendite di posizione".

Comments are closed.