GIUSTIZIA. Class action, Sen. Fioroni (PD): “Perché le azioni ad oggi intentate sono così poche?”

Introdotta a fine 2007, con la legge finanziaria per il 2008, è riuscita ad entrare in vigore il 1° gennaio 2010, ma senza retroattività e con una serie di requisiti che ne riducono l’azionabilità. Stiamo parlando della class action italiana. Ad oggi sono poche le class action intentate dalle Associazioni dei consumatori. Il Codacons ne ha presentate alcune, ma l’unica che attualmente risulta accolta è quella per il rimborso dei kit fai da te. Perché sono così poche le cause attualmente pendenti presso i Tribunali? Forse questo numero esiguo di cause è imputabile alle restrittive condizioni di procedibilità dell’istituto?

Sono queste le domande che alcuni Senatori (Fioroni, Bubbico, Granaiola, Garraffa, Sangalli, Tomaselli, Armato) hanno rivolto al Ministro dello Sviluppo Economico, Paolo Romani, in un’interrogazione presentata in Senato lo scorso 22 dicembre.

La prima firmataria dell’interrogazione è la Senatrice Anna Rita Fioroni (PD); Help Consumatori ha approfondito con lei alcuni punti del dibattito.

Perché avete presentato quest’interrogazione?

"Abbiamo sentito l’esigenza di presentare quest’interrogazione perché la class action è stata in parte snaturata rispetto alla sua funzione fondamentale di azione risarcitoria collettiva per garantire l’accesso alla giustizia da parte dei consumatori e delle Associazioni, volta a ridurre le asimmetrie del mercato e ad arginare le pratiche commerciali scorrette e vessatorie. La storia della class action risale al 2007, quando è stata introdotto con la Finanziaria 2008, ma poi ci sono stati una serie di interventi legislativi che hanno via via ristretto il suo utilizzo. La sua entrata in vigore è stata rinviata fino al 1° gennaio 2010, quando la class action ha visto la luce. Le ultime modifiche hanno introdotto numerosi requisiti che hanno ristretto l’azionabilità della class action. Questa infatti si applica soltanto ad illeciti compiuti dopo il 16 agosto 2009, escludendo quindi tutti gli illeciti compiuti prima, nonostante la normativa sulla class action risalga alla finanziaria del 2008. Inoltre la class action è uno strumento molto difficile da utilizzare perché c’è innanzitutto una decisione di ammissibilità da parte del giudice, i cui costi gravano sul proponente. Sul proponente gravano anche i costi di pubblicità che serve affinché aderiscano anche altri consumatori. Per essere ammessa la class action deve tutelare diritti identici e questo esclude numerosi casi in cui i diritti sono analoghi. Ancora, se l’azione non viene accolta, il promotore deve sostenere anche i danni per responsabilità aggravata".

La class action ha difficoltà ad affermarsi in Italia, maanche in tutta Europa, infatti non è più tra le priorità della Commissione Europea. Perché ci sono queste difficoltà?

I modelli di class action sono quelli americani. In America c’è un modello di class action ben definito che prevede oltre al risarcimento del danno anche la sanzione punitiva a carico dell’impresa che ha determinato il danno. Questo modello nella nostra realtà non ha avuto un trasferimento. La Commissione Europea non ha più tra le sue priorità l’armonizzazione della class action e per noi questo stop non è ammissibile perché sarebbe auspicabile un’armonizzazione a livello europeo, in modo che in un mercato unico i consumatori possano fare affidamento anche su un modo univoco di risoluzione dei problemi con quelle imprese che pongono in essere pratiche commerciali scorrette o mettono sul mercato prodotti difettosi. Bisognerebbe quindi fare azioni di pressing anche sulla Commissione Europea.

Quali sono i freni principali all’affermazione della class action in Europa, che ha una tradizione di tutela dei consumatori maggiore rispetto agli Stati Uniti?

La class action sicuramente spaventa il mondo delle multinazionali e dell’impresa in generale. Se le sentenze clamorose, come quelle contro Philip Morris, General Motors, Ford e company, si dovessero applicare anche in Europa sarebbe una debacle per le stesse imprese. Credo, però, che si debba trovare una sintesi tra l’interesse delle imprese a non vedere affermarsi un sistema che sfora in un eccesso di tutela e quello dei consumatori a poter utilizzare uno strumento efficace e rapido di tutela. Se introdotta con le opportune regolamentazioni, l’azione collettiva risulterà essere uno strumento molto utile. Per questo non dobbiamo abbandonare il campo.

Ad oggi il Ministro Romani non ha ancora risposto alla vostra interrogazione?

Il Ministro non ha ancora risposto e, sinceramente, non so quando risponderà visto che la tendenza del Governo è quella di restringere e non di ampliare l’applicazione della class action. Ma credo che sia importante insistere per aprire il dibattito ed arrivare ad una correzione della legge. La nostra interrogazione ha questo come obiettivo. Quando avremo un quadro più chiaro su come stanno andando le azioni collettive, dovremo predisporre una proposta alternativa.

di Antonella Giordano

 

 

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