GIUSTIZIA. Class action, il dibattito continua

Continua ad animare il dibattito l’entrata in vigore della class action in Italia e le prospettive che questa apre, pur con le dovute cautele legate alle caratteristiche con la quale l’azione collettiva è stata introdotta nell’ordinamento italiano, a partire dal fatto che sono interessati dal provvedimento gli illeciti commessi successivamente alla entrata in vigore della Legge Sviluppo, cioè successivamente al 15 agosto 2009, per seguire con gli annunci delle prime cause che si intendono intentare e con le diverse valutazioni delle associazioni.

Fra le azioni annunciate, c’è la "class action pilota" dell’Adusbef nei confronti di Unicredit e Bankitalia. Afferma il presidente dell’associazione Elio Lannutti: "Saranno i giudici a decidere stavolta sulla fondatezza di una class action pilota promossa dall’Adusbef contro Unicredit e Bankitalia Spa, sull’ammortamento fraudolento alla francese dei mutui, che arreca tangibile danno ai consumatori". In particolare, l’associazione chiede alla Banca d’Italia di agire attraverso la prevenzione delle azioni giudiziarie. "Invece di esercitare una sterile difesa d’ufficio – scrive in una nota Lannutti – ratificando ancora una volta i comportamenti fraudolenti dei banchieri e di praticare un’opera preventiva di dissuasione avverso le associazioni di tutela dei risparmiatori che si battono per far affermare i principi di correttezza e trasparenza delle condizioni contrattuali, carenti o addirittura inesistenti per la contiguità dei rapporti con le banche vigilate, Bankitalia SPA, la cui maggioranza del capitale è detenuta da Unicredit ed Intesa San Paolo (con tutte le altre banche azioniste a seguire), avrebbe l’obbligo di prevenire le azioni giudiziarie, facendo cessare pratiche commerciali scorrette e secolari comportamenti vessatori e fraudolenti, usi, abusi e quotidiani soprusi praticati dal "sistema bancario" con il concorso del controllore, a danno della generalità degli utenti e dei consumatori".

C’è invece ironia nella nota con la quale l’Unione Nazionale Consumatori commenta "l’assordante silenzio di Confindustria" sul provvedimento. "Nessuna protesta da Cortina né da St. Moritz", afferma Massimiliano Dona, segretario generale dell’UNC, commentando l’entrata in vigore della class-action dal 1° gennaio, sulla quale non si è fatta sentire la voce delle imprese. "Saranno ancora in vacanza gli imprenditori italiani, ma sono certo che se la nuova class-action li avesse in qualche modo preoccupati si sarebbero fatti vivi anche dalle piste di sci. Questo silenzio condiscendente dimostra, invece, che l’attuale normativa è di loro gradimento!". Ma il segretario generale dell’UNC considera "da operetta" sia "gli annunci di azioni miliardarie già proclamati" sia "alcuni pessimismi ad oltranza di quelli che continuano a parlare di ‘scatola vuota’ o ‘strumento inutilizzabile’ ". Perché? La legge, conclude Dona, ormai è questa e "andrà utilizzata seppur con moderazione, acume e spirito pratico: ad esempio scegliendo delle cause accessibili e realizzabili in tempi brevi, magari promuovendole contro aziende che, consapevoli di aver tradito la fiducia dei consumatori, siano inclini a porre rimedio ai comportamenti scorretti risarcendo spontaneamente i danneggiati in via transattiva così da rendere inutile di condurre l’azione collettiva fino in porto, cogliendone tuttavia l’effetto più importante e cioè quello di ottenere giustizia in tempi brevi dai danni collettivi".

Nel frattempo il presidente Antitrust Antonio Catricalà, intervistato da Repubblica TV, afferma di temere "un effetto di declassamento della class action" se usata con troppa disinvoltura e invita le associazioni dei consumatori a sfruttare il nuovo strumento "a tutela di interessi seri, radicati e ricchi di contenuti", sottolineando i limiti della legge ma anche l’esigenza che sia usata "con accortezza".

Una posizione condivisa da Federconsumatori per la quale bisogna usare la normativa su solide basi e per risultati sicuri: per il presidente Rosario Trefiletti, si legge in una nota, "l’invito che il presidente dell’Antitrust fa alle Associazioni dei Consumatori perché non si verifichi "un effetto di declassamento della Class Action" è accolto positivamente poiché si sovrappone perfettamente con le stesse preoccupazioni che da sempre ha Federconsumatori". L’associazione infatti "ritiene essenziale l’esigenza di realizzare analisi ben più precise, ben più approfondite e massimamente circostanziate del contenzioso giuridico che si vuole aprire. Operare diversamente significa anche inconsapevolmente fare il gioco delle parti in causa di cui si vogliono contrastare scorretti comportamenti. In buona sostanza, dato che si tratta di diritti vessati sui cittadini la questione che si pone non è quella di fare, bensì quella di vincere".

Sulle parole di Catricalà che invita le associazioni dei consumatori a sfruttare il nuovo strumento "perché la class action deve avere la sua serietà e il suo riconoscimento, ma questo dipende dagli attori, che sono le associazioni dei consumatori", interviene il Movimento Consumatori: l’associazione "fa presente che quando uno strumento come questo viene fatto a misura di Confindustria non serve ai consumatori. Riteniamo che allo stato attuale, per come è stata orchestrata, la class action italiana non potrà essere utile ai cittadini; troppi limiti, tra cui i costi, lo rendono uno strumento ancora inefficace".

 

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