GIUSTIZIA. Class action, le obiezioni di Legambiente

Cattive notizie per i consumatori. Il Sole 24Ore di oggi dedica uno speciale alla class action, l’azione collettiva di risarcimento, alla luce delle ultime novità approvate in Senato. Un emendamento al ddl, infatti, prevede che intere "classi" di consumatori possano chiedere con un unico procedimento il risarcimento dei danni subiti presentando istanza in uno degli 11 tribunali abilitati. Tante sono infatti le sedi giudiziarie scelte per gestire la macchina della class action. I tribunali che dovranno decidere sull’ammissibilità del ricorso saranno scelti tra i principali capoluoghi di Regione e dovranno dare l’opportuna pubblicità affinché anche gli altri consumatori, nelle stesse condizioni del primo, possano ad uno ad uno aggiungere le proprie firme. Inoltre il testo prevede un nuovo slittamento dell’entrata in vigore al 1 luglio 2009.

"Non solo si continua a rimandare la sua entrata in vigore, ma si modifica anche il testo in maniera sempre più restrittiva e limitativa dei diritti dei cittadini". E’ il commento di Legambiente. "E’ chiaro – ha dichiarato il presidente nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza – il tentativo di spuntare da subito le armi dei cittadini. La modifica al testo infatti, fa sì che molte associazioni, come quelle ambientaliste, pur occupandosi dei diritti delle persone non possano servirsi di questo strumento, perché non rientrano nell’elenco di quelle consumeriste. Eppure questo strumento rappresenterebbe un’innovazione importante in questo paese perché lo inserirebbe finalmente tra le più evolute democrazie occidentali, al pari degli Usa. La modifica attuale invece, rappresenta un passo indietro molto grave rispetto al testo originario perché cancella un dispositivo fondamentale anche per la difesa dell’ambiente oltre che del diritto dei cittadini di vivere in un paese sano dal punto di vista ambientale. Evidentemente Erin Brockovich in Italia non otterrebbe mai giustizia".

L’introduzione della class action in questa forma, svuotata dei contenuti per palese pressing delle lobby interessate, non consentirebbe, per esempio, a una associazione ambientalista di dare il via ad un processo come quello in corso a Torino sulla vicenda dell’amianto responsabile della morte e delle malattie dei lavoratori dell’eternit, la verità sul danno ambientale e le conseguenze sulla salute dei cittadini. "Insomma – conclude Cogliati Dezza – la norma, nella forma con la quale sta uscendo dal Senato, per le difficoltà che frappone e per le esclusioni che introduce, sembra del tutto inutile rispetto agli obiettivi che si poneva. Il Parlamento ci ripensi".

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