GIUSTIZIA. Class action: mass media, aziende e consumatori a confronto

Class action, un’occasione perduta o mancata?. Il dibattito che si è sviluppato a seguito della presentazione della ricerca de La Sapienza ha preso le mosse da una riflessione di Giovanni Valentini (La Repubblica) se, appunto, quella della class action sia da considerarsi una partita persa o se c’è spazio per recuperare. L’editorialista di La Repubblica sembra più propenso a quest’ultima conclusione ed è convinto che sul banco degli imputati debba sedere la politica e non il mondo dell’informazione in quanto la vera responsabilità è della politica e di un "Governo che si definisce liberista e sta mandando all’aria tutte le liberalizzazioni".

Stimolata da una domanda di Valentini, che ha moderato il dibattito, su quanto le scelte editoriali di un giornale e di una trasmissione tv possano essere condizionate dagli inserzionisti pubblicitari, Rosanna Massarenti (Direttore Altroconsumo) ha sostenuto che il giornalismo diretto ai cittadini – come quello che fa Altroconsumo – sarebbe incompatibile con le regole della pubblicità. Di diverso avviso Rocco Di Blasi (Direttore Editoriale de Il Salvagente) secondo il quale è possibile fare giornalismo "di servizio" con tanto di nomi e cognomi pur ammettendo la pubblicità, magari solo certa pubblicità.

Nel caso della class action, i condizionamenti della pubblicità non hanno avuto peso. Semmai gli errori, se di errori si può parlare, sono stati di chi ha veicolato le informazioni. In primis le associazioni dei consumatori. Su questo punto concordano Rocco Di Blasi e Andrea Vianello (Mi Manda Rai Tre). Se per il Direttore Editoriale de Il Salvagente, la class action è stata "troppo spesso invocata come una minaccia, a modo di spauracchio, svilendola", Vianello ha bacchettato le associazioni in quanto si sono troppo spesso soffermate sulla questione della retroattività senza guardare al merito della legge che pur contiene troppi elementi negativi che la rendono impraticabile ai più. Di responsabilità delle associazioni ha parlato anche Massimiliano Dona che ha individuato almeno 3 scelte sbagliate: innanzitutto quello di non essere stati in grado di veicolare alcuni messaggi come quello dei soggetti che beneficeranno dell’azione collettiva che saranno i consumatori e non le associazioni che li rappresentano. In secondo luogo, secondo Dona non ha giovato il continuo paragone con l’esperienza statunitense e infine non ha giovato il "gioco" delle associazioni che nel dibattito hanno puntato al rialzo e hanno ottenuto un’azione collettiva "all’italiana".

Di grande interesse anche il punto di vista delle aziende. Ivo Ferrario (Centromarca) ha puntato l’accento sulla differenza che esiste tra le grandi marche e l’industria di massa: le prime sono abituate a dialogare con le associazioni dei consumatori e la possibile entrata in vigore dell’azione collettiva non le spaventa. Le aziende di massa, più spregiudicate, allo stesso modo non troveranno nella class action un deterrente tale da far cessare i loro comportamenti. "Uno strumento necessario ma non sufficiente": Gianluca Benatti (Monte dei Paschi di Siena) ha parlato della class action in questi termini sostenendo che "nel mondo bancario si tratta di una cornice legislativa che rafforza la presenza sul mercato degli istituti che avranno rispetto dei consumatori".

Il dibattito si è concluso con il verdetto di Mario Morcellini, Preside della Facoltà di Scienze della Comunicazione, che ha parlato di un’informazione troppo politicizzata a voler sottolineare un malcostume del sistema dell’informazione italiano: "siamo abituati a politicizzare tutto – ha detto il Professore – e dunque le istituzioni fondanti come la scuola o temi importanti come quelli che riguardano i consumatori spesso non trovano uno sbocco nell’informazione pubblica. In Italia assistiamo inermi ad una crisi della mediazione e con questa ricerca l’abbiamo toccata con mano. Il consumerismo ha bisogno di un’accorta manutenzione e il sistema informativo deve riflettere e approfondire di più".

di Valentina Corvino

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