GIUSTIZIA. Class action, opinioni a confronto

ROMA – Il 1° gennaio 2010 dovrebbe entrare in vigore l’azione di classe. Oggi nel corso di un convegno organizzato da Consumers’Forum si sono confrontati Confindustria e Consumatori sui possibili scenari. "Sulla class action è difficile trovare un accordo", ha esordito il presidente di CF, Sergio Veroli, "ma noi siamo tanto ambiziosi da pensare che c’è spazio per un confronto costruttivo come avvenuto nel caso della conciliazione – cui CF dedicherà il prossimo evento alla fine di gennaio – su cui imprese, consumatori e Confindustria hanno espresso la comune volontà di mantenere la struttura attuale".

Il convegno si è aperto con la relazione introduttiva del prof. Enrico Minervini, docente di diritto privato all’Università degli Studi di Napoli, che ha avuto il compito di individuare alcuni nodi problematici della nuova norma. "Da un punto meramente teorico il nuovo articolo 140- bis (contenuto nella Legge 99 del 23 luglio 2009) è di gran lunga migliore rispetto al vecchio", ha esordito il Professore "in quanto opera una scelta inequivocabile per un modello (l’azione di classe) laddove il precedente (contenuto nella legge Finanziaria 2008) non era stato altrettanto chiaro. Tuttavia – prosegue Minervini – ci sono una serie di nodi di non poco conto lasciati aperti". Il Professore ha fatto riferimento, innanzitutto, all’entrata in vigore che potrebbe ancora slittare e al limite temporale degli illeciti compiuti dopo il 15 agosto 2009: "Tale previsione – spiega Minervini – è giustificabile solo da un punto di vista politico dal momento che, dal punto di vista tecnico, essendo questa una norma processuale dovrebbe essere applicata indistintamente a tutti gli illeciti". Il professore, riferendosi alla norma che riconosce la legittimazione attiva a ciascun componente della classe, ha rivenuto un atteggiamento "troppo debole" da parte delle associazioni dei consumatori che, al contrario, avrebbero dovuto farsi sentire di più. Minervini ha poi puntato l’attenzione sulle ipotesi esperibili (contratti ex art. 1341 e 1342 c.c.; danno da prodotto; pratiche commerciali scorrette; comportamenti anticoncorrenziali); sul meccanismo di adesione ("Sarebbe stato meglio prevedere l’opt-out piuttosto che l’opt-in") nonché sulla scelta di investire solo sei Tribunali delle azioni di classe con le conseguenze che ne derivano in termini di sovraffollamento delle cause. Concludendo il Professore ha sostenuto che "il meccanismo dell’azione di classe può funzionare solo su controversie medio piccole e in presenza di eccellenza di virtù nelle imprese, nei magistrati, nelle associazioni dei consumatori e negli avvocati". "In particolare – ha concluso Minervini – è necessario che le imprese vedano in essa un’opportunità e non una minaccia".

Marcella Panucci, Direttore Affari Legislativi di Confindustria, ha aperto il suo intervento definendo l’azione di classe un rimedio eccezionale: "Siamo convinti che possa essere un ottimo deterrente affinchè diminuiscano sempre di più gli illeciti perpetrati dalle imprese a danno di una pluralità di consumatori". Il Direttore parlando dell’entrata in vigore della norma ha fatto sapere che un eventuale nuovo slittamento è stato smentito da più parti. Sul meccanismo di adesione la Panucci ha le idee chiare: "Quello che Confindustria temeva era un’assoluta imprevedibilità dell’impatto dell’azione di classe sul bilancio delle aziende. L’opt-in consente una previsione dell’impatto e per questo siamo più favorevoli a questo meccanismo piuttosto che all’opt-out".

"L’esigenza dello strumento dell’azione di classe proviene dalle inefficienze del mercato". Così ha esordito Massimiliano Dona, segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori convinto che le lamentele vanno indirizzate "non a Confindustria ma a chi ha la responsabilità di Governo del Paese". "Il Governo – ha proseguito Dona – nello svolgere il suo compito ha scritto delle norme con mano tremante per la preoccupazione di mettere mano a quelle stese norme". Dona ha analizzato una ad una le preoccupazioni del Governo a partire dal ruolo "troppo esuberante" delle associazioni: "Il Legislatore ha voluto cambiare approccio legittimando ad agire ciascun danneggiato". Secondo il Segretario Generale dell’Unc, il sistema non funzionerà perché "è inverosimile che il singolo si assuma la responsabilità di un’azione collettiva: sceglierebbe piuttosto un’azione individuale mettendosi al riparo da eventuali condanne qualora il Giudice ritenga non ammissibile l’azione di classe". Dona si è detto preoccupato anche per l’utilizzo dell’aggettivo "identico" utilizzato per definire il campo di applicazione della norma. "Il Legislatore lo utilizza ma ben si guarda dallo specificare in che cosa consista tale rapporto di identità", sostiene il Segretario che, riferendosi, ai 6 Tribunali competenti, intravede la volontà di "voler portare lontano dal territorio le varie cause". Dona conclude soffermandosi sull’aspetto che lo preoccupa maggiormente, quello del filtro. "Si tratta di un filtro per nulla equilibrato. Se il legittimato attivo prende lucciole per lanterne, viene condannato al pagamento delle spese legali; per lite temeraria; a pubblicizzare la mancata ammissibilità della proposta".

di Valentina Corvino

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