GIUSTIZIA. Codacons-Intesa, respinta class action

Niente class action contro Intesa Sanpaolo a Torino. Il Tribunale ha infatti dichiarato inammissibile l’azione legale collettiva contro le commissioni di massimo scoperto nei conti correnti proposta da Carlo Rienzi, presidente del Codacons. La procura di Torino, chiamata a pronunciarsi sulla questione, si era detta favorevole alla class action, ma il Tribunale ha dato parere contrario. L’ordinanza è stata depositata questa mattina. Secondo le prime informazioni che circolano sulle agenzie, il Tribunale avrebbe dichiarato inammissibile l’azione perché il presidente Codacons non risulterebbe danneggiato in prima persona. Si attendono comunque le motivazioni.

Per il presidente del Codacons, Intesa Sanpaolo avrebbe applicato scorrettamente commissioni che vanno a sostituire la ex commissione di massimo scoperto. Questa la versione del Codacons: "In sintesi, il Tribunale ha ritenuto inammissibili due delle domande proposte (quelle relative alle commissioni applicate ai conti senza affidamento) perché il proponente aveva invece il conto corrente con l’affidamento. Le altre due domande (quella relativa alla mancata pattuizione esplicita del cosiddetto Tuof e quella relativa alla illegittima natura di clausola penale del Tuof stesso) sono state dichiarate inammissibili perché non proposte nell’atto di citazione originario, ma solo in sede di memoria difensiva successiva".

"Intesa Sanpaolo si è salvata in corner – ha dichiarato Carlo Rienzi – e il Tribunale di Torino non ha voluto prendersi la gatta da pelare di dare un giudizio nel merito sulla grave nullità delle nuove clausole, inserite dalle banche in frode alla legge che ha eliminato nel 2009 la commissione di massimo scoperto. Valuteremo se proporre reclamo alla Corte di Appello – prosegue Rienzi – o intentare una nuova class action di altri correntisti che abbiano i requisiti che il Tribunale ha richiesto. I risarcimenti per i correntisti della banca, quindi, sono soltanto rinviati nel tempo".

Critico il commento del Partito democratico, per il quale la legge così come è formulata si risolve in una "beffa per i consumatori". Dichiarano infatti Stefano Fassina, della segreteria PD responsabile Economia, e Antonio Lirosi, responsabile Commercio e diritti dei consumatori: "Era stato previsto: con la nuova legge sulla class action voluta dal governo Berlusconi i consumatori continueranno a restare indifesi rispetto a comportamenti scorretti e a vessazioni quotidiane che grandi imprese di servizi perpetuano nei confronti di migliaia di clienti con danni il più delle volte di modesto valore e che oggi restano impuniti in quanto le azioni giudiziarie individuali sono sconvenienti".

E aggiungono: "Dopo aver rinviato per un anno mezzo la legge approvata la scorsa legislatura dal centrosinistra (una normativa fortemente osteggiata da banche, assicurazioni e compagnie telefoniche che a ragione la ritenevano uno strumento efficace di tutela dei consumatori), la maggioranza di governo si è assunta la responsabilità di approvare una nuova legge che alla prima prova pratica (cioè la decisione di inammissibilità del tribunale di Torino sulla questione delle commissioni di massimo scoperto) si è subito rivelata un’arma spuntata e uno strumento beffardo per tutelare gli interessi economici dei consumatori, visto che la sua applicazione è stata volutamente limitata e resa difficile al punto che per i proponenti l’inammissibilità dell’azione è quasi inevitabile, con il rischio di dover, in questi casi, risarcire addirittura la controparte impresa per il fastidio procuratole". Il Pd chiede dunque di "intervenire di nuovo sul piano legislativo" perché "è fondamentale dotare il nostro Paese di uno strumento giudiziario di risarcimento collettivo realmente efficace, che funga anche da forte deterrente rispetto alle pratiche scorrette delle imprese".

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