GIUSTIZIA. Corte Costituzionale: “Disconoscimento paternità anche senza prova adulterio”

Le norme che rendano estremamente difficile l’esercizio del diritto di difesa possono comportare violazione dell’art. 24 della Costituzione. Questa la motivazione che ha condotto la Consulta a decidere sulla legittimità constituzionale dell’art 235 c.c. in tema di azione di disconoscimento di paternità. Secondo la Corte Costituzionale infatti è possibile richiedere gli accertamenti ematologici necessari, anche nel caso in cui sia estremamente difficoltoso provare l’adulterio della moglie.

La questione è stata sollevata nel 2004 dalla Corte di Cassazione di Roma, chiamata a pronunciarsi su un caso di richiesta di disconoscimento di paternità. La Cassazione, pur riconoscendo la validità delle decisioni dei due precedenti gradi di giudizio, che affermavano la pregiudizialità della prova di adulterio sancita dal codice civile, ha tuttavia richiesto il parere della Consulta sulla legittimità costituzionale dell’art.235 c.c. Il riferimento è all’art. 3 della Costituzione sotto il profilo dell’irragionevolezza e all’art. 24 secondo comma della Costituzione che tutela il diritto alla difesa.

"Le norme che rendano estremamente difficile l’esercizio del diritto di difesa – ha affermato la Corte – possono comportare violazione dell’art. 24 della Costituzione, e la valutazione della difficoltà di esercizio di tale diritto, pur se deve prescindere dalle peculiarità di casi particolari, non può tuttavia trascurare del tutto la considerazione della realtà sociale. I cambiamenti intervenuti nella società italiana quanto ai modelli di vita coinvolgono anche i rapporti coniugali, modificati, tra l’altro, per effetto della diffusione del lavoro femminile, e della mobilità richiesta ai lavoratori nonché della lontananza dei luoghi di lavoro dall’abitazione; inoltre, è ormai costume diffuso che i coniugi trascorrano separatamente parte del loro tempo libero, ed anche periodi di vacanza. In questo quadro – si legge nella nota – la prova dell’adulterio della moglie (il quale può consistere anche in un unico atto di infedeltà, conseguenza di un rapporto occasionale) può essere estremamente difficile".

La Corte Costituzionale con sentenza n. 266 del 6 luglio 2006 ha così dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 235, primo comma, n. 3, del codice civile, nella parte in cui, ai fini dell’azione di disconoscimento della paternità, subordina l’esame delle prove tecniche, da cui risulta "che il figlio presenta caratteristiche genetiche o del gruppo sanguigno incompatibili con quelle del presunto padre", alla previa dimostrazione dell’adulterio della moglie. "Il subordinare l’accesso alle prove tecniche, che, da sole, consentono di affermare se il figlio è nato o meno da colui che è considerato il padre legittimo, alla previa prova dell’adulterio – ha affermato la Corte Costituzionale nella motivazione della sentenza – è, da una parte, irragionevole, attesa l’irrilevanza di quest’ultima prova al fine dell’accoglimento, nel merito, della domanda proposta; e, dall’altra, si risolve in un sostanziale impedimento all’esercizio del diritto di azione garantito dall’art. 24 della Costituzione; e ciò per giunta in relazione ad azioni volte alla tutela di diritti fondamentali attinenti allo status e alla identità biologica".

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