GIUSTIZIA. Corte UE: non si applica l’Iva su attività di prestito a tassi usurai

Uno Stato membro dell’UE non può assoggettare all’Iva l’attività di prestito in denaro a tassi usurai. Lo ha stabilito la Corte di giustizia dell’UE nell’ordinanza relativa ad un caso sollevato in seguito ad un provvedimento dell’Agenzia delle entrate di Rossano (Cosenza). Questo, in sintesi, il caso: ad un cittadino italiano era stato inviato un avviso di rettifica Iva per non aver dichiarato importi provenienti da prestiti ad usura, un illecito per il quale l’uomo è stato condannato nel 2002. Nel suo ricorso, il signore ha chiesto se uno Stato membro può assoggettare l’attività di prestiti ad usura all’Iva, quando invece l’attività di concessione di crediti a tassi non elevati è esente. L’attività di prestito ad usura, ha osservato la Corte Ue nell’ordinanza, rientra nell’ambito di applicazione della sesta direttiva Iva che per l’esenzione dall’imposta "non delinea alcuna distinzione fra crediti leciti e illeciti". Gli Stati, spiegano i giudici europei, "non possono quindi limitare l’esenzione Iva ai soli prestiti leciti", anche se, ovviamente, rileva la Corte, possono reprimere la trasgressione del divieto di prestito ad usura mediante le opportune sanzioni.

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