GIUSTIZIA. Corte UE: norma italiana su cittadini irregolari compromette la direttiva rimpatri

La direttiva comunitaria sul rimpatrio dei migranti irregolari (2008/115/CE) osta ad una normativa nazionale che punisce con la reclusione il cittadino di un paese terzo in soggiorno irregolare che non si sia conformato ad un ordine di lasciare il territorio nazionale. E’ quanto precisa una sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, interpellata dalla Corte d’appello di Trento, nel processo contro il sig. El Dridi, un cittadino di un paese terzo, entrato illegalmente in Italia. Nei suoi confronti è stato emanato, nel 2004, un decreto di espulsione, sul cui fondamento è stato spiccato, nel 2010, un ordine di lasciare il territorio nazionale entro 5 giorni. Quest’ultimo provvedimento era motivato dalla mancanza di documenti di identificazione, dall’indisponibilità di un mezzo di trasporto e dall’impossibilità, per mancanza di posti, di ospitarlo in un centro di permanenza temporanea. Non essendosi conformato a tale ordine, il sig. El Dridi è stato condannato dal Tribunale di Trento ad un anno di reclusione.

La Corte ha sottolineato che la direttiva rimpatri stabilisce le norme e procedure comuni con le quali s’intende attuare un’efficace politica di allontanamento e di rimpatrio delle persone, nel rispetto dei loro diritti fondamentali e della loro dignità. Gli Stati membri non possono derogare a tali norme e procedure applicando regole più severe. Quindi, secondo la Corte di Giustizia dell’UE, una sanzione penale quale quella prevista dalla legislazione italiana può compromettere la realizzazione dell’obiettivo di instaurare una politica efficace di allontanamento e di rimpatrio nel rispetto dei diritti fondamentali.

 

Comments are closed.