GIUSTIZIA. Corte Ue: “Ogni Stato stabilisce il livello di qualifica per svolgere una professione”

La Corte di giustizia Europea ha stabilito oggi che il titolo di studio ottenuto, attraverso la semplice procedura di omologazione, in un altro Stato, non permette di tornare nello Stato membro che ha rilasciato il diploma pretendendo di avere accesso alla professione. Gli Stati membri conservano la facoltà di stabilire il livello di qualifica necessario allo scopo di garantire la qualità delle prestazioni professionali fornite sul loro territorio.

Ad esempio, l’esercizio della professione di ingegnere, sia in Italia che in Spagna, è subordinato al possesso di un diploma universitario e all’iscrizione all’albo dell’ordine professionale. Il sistema italiano prevede peraltro, contrariamente a quello spagnolo, un esame di Stato, il cui superamento è indispensabile ai fini dell’abilitazione all’esercizio della professione.

La Corte ha dichiarato che un "diploma" non include il titolo rilasciato da uno Stato membro che non attesti alcuna formazione prevista dal sistema di istruzione di tale Stato membro e non si fondi né su di un esame, né su di un’esperienza professionale acquisita in detto Stato membro. Infatti, l’applicazione della direttiva in una situazione di tal genere si risolverebbe nel consentire ad un soggetto che abbia conseguito, nello Stato membro in cui ha svolto i suoi studi, esclusivamente un titolo che, di per sé, non dà accesso alla professione regolamentata, di accedervi egualmente, senza che tuttavia il titolo di omologazione conseguito altrove attesti l’acquisizione di una qualifica supplementare o di un’esperienza professionale. Un siffatto risultato sarebbe contrario al principio sancito dalla direttiva, secondo cui gli Stati membri conservano la facoltà di stabilire il livello minimo di qualifica necessario allo scopo di garantire la qualità delle prestazioni fornite sul loro territorio.

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