GIUSTIZIA. Corte Ue: gli Stati membri non devono limitare la partecipazione ad appalti pubblici

Il diritto comunitario elenca, in modo tassativo, tutte le cause di esclusione di partecipazione ad un appalto pubblico di lavori, basate sulle qualità professionali dell’imprenditore. Lo ha ricordato oggi la Corte di Giustizia Ue emettendo una sentenza a riguardo. "Lo scopo della direttiva comunitaria – ha ribadito la Corte Ue – è quello di aprire alla concorrenza il settore degli appalti pubblici di lavori e di garantire l’assenza di rischi di favoritismi da parte dei pubblici poteri".

Di conseguenza – continua la Corte – quest’ultima prevede diverse cause di esclusione dalla partecipazione per un imprenditore, basate su considerazioni oggettive di natura professionale (onestà, solvibilità, capacità economica e finanziaria). Uno Stato membro può prevedere, nel rispetto del principio di proporzionalità, altri provvedimenti di esclusione diretti a garantire la trasparenza e la parità di trattamento degli offerenti.

Dunque una disposizione nazionale, come quella greca in questione, non può introdurre una presunzione assoluta di incompatibilità generale tra il settore dei mezzi di informazione e quello degli appalti pubblici. Il provvedimento che non riconosca agli imprenditori, che svolgono un’attività nel settore dei mezzi di informazione o sono collegati a una persona coinvolta in tale settore, la facoltà di dimostrare la mancanza di rischi effettivi per la trasparenza delle procedure e per la concorrenza tra gli offerenti è infatti incompatibile con il principio di proporzionalità.

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