GIUSTIZIA. Corte Ue, naturalizzazione fraudolenta può essere revocata

Uno Stato dell’Unione europea può, nell’esercizio della propria competenza in materia di cittadinanza, revocare ad un cittadino dell’Unione la sua cittadinanza, conferita per naturalizzazione, qualora questi l’abbia ottenuta in maniera fraudolenta. Ciò vale anche nel caso in cui tale revoca produca la conseguenza che l’interessato perda la cittadinanza dell’Unione per il fatto di non possedere più la cittadinanza di uno Stato membro. In tale ipotesi, però, la decisione di revoca deve rispettare il principio di proporzionalità. È quanto stabilito oggi dalla Corte di Giustizia dell’Unione europea. La revoca della naturalizzazione può portare a una condizione di apolidia.

La Corte conferma la competenza degli Stati in tema di cittadinanza ma ricorda che devono rispettare il diritto dell’Unione. E dunque occorre verificare, in particolare, se la revoca della naturalizzazione e dunque la perdita dei diritti di cui gode ogni cittadino dell’Unione siano giustificate e proporzionate in rapporto alla gravità dell’infrazione commessa dall’interessato, al tempo trascorso tra la decisione di naturalizzazione e la decisione di revoca, nonché alla possibilità per l’interessato di recuperare la propria cittadinanza di origine. "Qualora la cittadinanza sia stata acquisita in maniera fraudolenta, il diritto dell’Unione non obbliga uno Stato membro ad astenersi dalla revoca della naturalizzazione per il solo fatto che l’interessato non abbia recuperato la cittadinanza del suo Stato membro di origine – stabilisce la Corte – Spetta tuttavia al giudice nazionale verificare se, alla luce di tutte le circostanze pertinenti, il rispetto del principio di proporzionalità esiga che, prima che una siffatta decisione di revoca della naturalizzazione divenga efficace, venga accordato all’interessato un termine ragionevole affinché egli possa tentare di recuperare la cittadinanza del suo Stato membro di origine".

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