GIUSTIZIA. Corte Ue: ok a pubblicità nazionale per trattamenti medico-chirurgici

Una normativa nazionale che determina il divieto di pubblicità relativa ai trattamenti medico-chirurgici sulle reti televisive nazionali, ma offre la possibilità di diffondere tale pubblicità sulle reti televisive locali, è contraria al diritto comunitario e rappresenta una restrizione ingiustificata alla libertà di stabilimento e alla libera prestazione dei servizi: è quanto ha disposto la Corte di giustizia europea intervenendo sul caso di un’impresa spagnola, attiva nel settore della medicina estetica, che nel 2005 aveva dato a un’agenzia pubblicitaria l’incarico di realizzare una campagna pubblicitaria da diffondere sulla tv Canale 5.

L’impresa spagnola, la Corporación Dermoestética, aveva conferito all’agenzia pubblicitaria To Me Group l’incarico di realizzare una campagna pubblicitaria da diffondere sulla rete televisiva italiana Canale 5. Dopo aver percepito un acconto, l’agenzia aveva però informato che la diffusione di messaggi pubblicitari su reti tv nazionali era impossibile in applicazione della legge italiana del 1992, che consente la pubblicità tv di trattamenti medico-chirurgici effettuati in strutture private solo, e a determinate condizioni, sulle televisioni locali. Ma l’agenzia non aveva restituito l’acconto e la Corporación Dermoestética si era dunque rivolta al giudice italiano, che si è rivolto alla Corte.

La Corte di giustizia ha constatato che il regime di pubblicità si applica indipendentemente dallo Stato di stabilimento delle imprese e può essere giustificata per le finalità di tutela di salute. Ma, allo stesso tempo, ha rilevato che "introducendo un meccanismo che determina un divieto della pubblicità relativa ai trattamenti medico chirurgici sulle reti televisive nazionali, offrendo al contempo la possibilità di diffondere una tale pubblicità sulle reti televisive locali, il regime di cui trattasi denota un’incoerenza che il governo italiano non ha tentato di giustificare. Pertanto – si legge in un comunicato – la Corte ritiene che una normativa nazionale come quella controversa non sia idonea a garantire la realizzazione dell’obiettivo di tutela della salute e che essa costituisca una restrizione ingiustificata alle due libertà".

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