GIUSTIZIA. Corte Ue: pensione di invalidità anche a chi vive in un altro Stato membro

La pensione di invalidità concessa da uno Stato membro alle vittime civili di guerra o della repressione non può essere negata per la sola ragione che l’avente diritto risieda in un altro Stato membro. Lo dice una sentenza della Corte di Giustizia Europea pubblicata oggi. La decisione è stata presa in seguito ad un episodio che ha riguardato una cittadina polacca, nata sul territorio dell’attuale Bielorussia, che, dopo essere stata deportata nell’ex URSS, dal 1985 vive stabilmente in Germania. La cassa di Koszalin, l’istituto di previdenza sociale, le ha negato il pagamento di una pensione, che precedentemente le era stata riconosciuta per i danni alla salute subiti durante la sua deportazione.

La Corte Ue è intervenuta ribadendo il fatto che il risarcimento alle vittime di guerra o della repressione rientra nelle competenze dello Stato membro, ma che quest’ultimo deve esercitarla nel rispetto del diritto comunitario, in base al quale ogni cittadino dell’Unione può circolare e soggiornare liberamente in altri Stati membri. Di conseguenza la normativa polacca rappresenta una restrizione delle libertà riconosciute dal Trattato CE, in quanto il requisito di residenza per tutto il periodo del versamento della pensione non costituisce una considerazione oggettiva di interesse generale.

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