GIUSTIZIA. Corte Ue: unione civile omosessuale, stesso diritto alla pensione di coppia sposata

In una coppia omosessuale legata in un’unione civile registrata, una pensione complementare di vecchiaia inferiore a quella concessa a una persona sposata può costituire una discriminazione fondata sulle tendenze sessuali. Tale ipotesi si verifica se l’unione civile è riservata a persone dello stesso sesso e si trovi in una situazione di diritto e di fatto paragonabile a quella del matrimonio. È quanto ha detto la Corte di Giustizia dell’Unione europea chiamata dal Tribunale del lavoro di Amburgo, Germania, a interpretare i principi generali e le disposizioni del diritto dell’Unione europea riguardanti le discriminazioni fondate sulle tendenze sessuali in materia di occupazione e di lavoro.

Il caso fa riferimento alla vicenda di un lavoratore legato in unione civile al suo compagno, conformemente alla legge tedesca del 16 febbraio 2001 sulle unioni civili registrate. Il lavoratore ha lavorato per la Freie und Hansestadt Hamburg (Città di Amburgo, Germania) in qualità di impiegato amministrativo dal 1950 fino al sopravvenire di incapacità lavorativa, convivendo con il suo compagno dal 1969 e informando dell’unione civile il datore di lavoro. Successivamente, ha chiesto che l’importo della sua pensione complementare di vecchiaia fosse ricalcolato applicando uno scaglione tributario più favorevole, corrispondente a quello applicato ai beneficiari coniugati. Richiesta che è stata rifiutata nel 2001 dalla Città di Amburgo. Ritenendo di aver diritto a essere trattato come un beneficiario coniugato, il lavoratore ha adito il Tribunale del lavoro di Amburgo che ha chiesto l’interpretazione della Corte di Giustizia.

Afferma la Corte: "La legge tedesca sulle unioni civili registrate ha introdotto, per le persone dello stesso sesso, l’istituto dell’unione civile, scegliendo di precludere a tali persone il matrimonio, che resta riservato alle sole persone di sesso diverso. A seguito del progressivo ravvicinamento del regime dell’unione civile a quello del matrimonio, non esiste più, ad avviso del giudice del rinvio, nell’ordinamento giuridico tedesco, alcuna differenza giuridica di rilievo tra questi due status personali. Infatti, la principale differenza che ancora permane consiste nel fatto che il matrimonio presuppone che i coniugi siano di sesso diverso, mentre l’unione civile registrata esige che i partner abbiano il medesimo sesso".

Nel caso interessato, il beneficio della pensione complementare di vecchiaia presuppone non solo che il partner sia sposato ma anche che non sia stabilmente separato dal suo coniuge, in quanto tale pensione mira a procurare un reddito sostitutivo a vantaggio dell’interessato e, indirettamente, delle persone che vivono con lui. A questo proposito, dunque, "la Corte sottolinea che la legge tedesca sulle unioni civili registrate stabilisce che i partner dell’unione civile hanno l’obbligo reciproco di prestarsi soccorso e assistenza nonché quello di contribuire in maniera adeguata ai bisogni della comunità partenariale mediante il loro lavoro e il loro patrimonio, così come è previsto anche per i coniugi".

A giudizio della Corte, dunque, "i medesimi obblighi gravano sui partner dell’unione civile così come sui coniugi. Ne consegue che le due situazioni sono paragonabili". In relazione a un trattamento meno favorevole fondato sulle tendenze sessuali, infine, la Corte ritiene che la pensione del lavoratore sarebbe stata aumentata se questi fosse stato sposato. "Per di più, il trattamento più favorevole non è collegato né ai redditi dei componenti l’unione civile, né all’esistenza di figli, né ad altri elementi come quelli riguardanti i bisogni economici del partner. Inoltre, la Corte rileva che i contributi dovuti in rapporto alla pensione non erano in alcun modo correlati al suo stato civile, dal momento che egli era tenuto a contribuire alle spese pensionistiche versando una quota pari a quella dei suoi colleghi coniugati".

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