GIUSTIZIA. Corte europea: notai, illegittimo il requisito di cittadinanza

Gli Stati membri dell’Unione europea non possono riservare ai loro cittadini l’accesso alla professione di notaio, perché le attività notarili (benché perseguano obiettivi di interesse generale) non partecipano all’esercizio dei pubblici poteri secondo quanto previsto dal Trattato CE, dunque richiedere la cittadinanza è una discriminazione. È quanto afferma la Corte di Giustizia dell’Unione europea su richiesta della Commissione, che ha proposto alcuni ricorsi nei confronti di sei Stati (Belgio, Germania, Grecia, Francia, Lussemburgo e Austria) in quanto riservano ai loro cittadini l’accesso alla professione notarile.

Gli Stati chiamati in causa affermano che il notaio è un pubblico ufficiale che partecipa all’esercizio dei pubblici poteri. Per la Corte di Giustizia, il notaio quale pubblico ufficiale ha il compito principale di autenticare atti giuridici, ma "sono oggetto di autenticazione gli atti o le convenzioni alle quali le parti hanno liberamente aderito".

La Corte sottolinea che "sono infatti le parti stesse a decidere, nei limiti posti dalla legge, la portata dei loro diritti e obblighi e a scegliere liberamente le pattuizioni alle quali vogliono assoggettarsi allorché presentano un atto o una convenzione al notaio per l’autenticazione. L’intervento del notaio presuppone quindi la previa esistenza di un consenso o di un accordo di volontà delle parti. Inoltre, il notaio non può modificare unilateralmente la convenzione che è chiamato ad autenticare senza avere preliminarmente ottenuto il consenso delle parti. L’attività di autenticazione affidata ai notai non comporta quindi una partecipazione diretta e specifica all’esercizio dei pubblici poteri".

L’attività notarile si esercita inoltre in concorrenza. Rileva la Corte che "nei limiti delle rispettive competenze territoriali, i notai esercitano la loro professione in condizioni di concorrenza, circostanza che non è caratteristica dell’esercizio dei pubblici poteri. Del pari, essi sono direttamente e personalmente responsabili, nei confronti dei loro clienti, dei danni risultanti da qualsiasi errore commesso nell’esercizio delle loro attività, a differenza delle pubbliche autorità, per i cui errori assume responsabilità lo Stato".

Di conseguenza, conclude la Corte, "le attività notarili, come attualmente definite negli Stati membri in questione, non partecipano all’esercizio dei pubblici poteri ai sensi dell’art. 45 del Trattato CE. Pertanto, il requisito di cittadinanza previsto dalla normativa di tali Stati per l’accesso alla professione di notaio costituisce una discriminazione fondata sulla cittadinanza vietata dal Trattato CE".

Comments are closed.