GIUSTIZIA. Dall’Europa novità positive per le controversie transfrontaliere

Novità positive sul fronte del commercio transfrontaliero dell’Unione Europea. La Commissione Europea ha approvato la riforma del regolamento "Bruxelles I" del 2001, uno strumento fondamentale nelle controversie transfrontaliere che individua il giudice competente e permette di riconoscere in uno Stato membro le decisioni giudiziarie pronunciate in un altro Stato membro.

"La Commissione propone oggi di eliminare la complicata e costosa procedura per il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale tra gli Stati membri – ha spiegato Josè Manuel Barroso, Presidente della Commissione Europea – È una buona notizia per i cittadini e le PME dell’Unione europea. La nostra proposta permetterà di risolvere le controversie transfrontaliere in modo più rapido ed economico, permettendo un risparmio tra i 2 000 e 12 000 euro per controversia".

Queste le principali modifiche approvate dalla Commissione:

  • Abolire l’exequatur, procedimento oneroso: ai sensi della normativa attuale, una decisione resa in uno Stato membro non è automaticamente efficace in un altro Stato membro; deve essere prima convalidata e dichiarata esecutiva dal giudice dello Stato membro dell’esecuzione in una speciale fase intermedia – la cosiddetta procedura di exequatur. Nei casi complessi l’intero procedimento costare fino a 12.700 euro tra onorari di avvocati, spese di traduzione e spese giudiziarie. In alcuni paesi poi il riconoscimento e l’esecuzione di una decisione potrebbero durare mesi. In quasi il 95% dei casi l’exequatur è una mera formalità. La Commissione propone pertanto di abolirlo. In futuro le decisioni in materia civile e commerciale pronunciate da un giudice di uno Stato membro saranno quindi immediatamente esecutive in tutta l’UE. Rimarrà la possibilità per il giudice di interrompere l’esecuzione della decisione, ma solo in circostanze eccezionali (ad esempio se il giudice estero ha emesso la decisione in violazione del diritto a un processo equo).
  • Rafforzare la tutela dei consumatori nelle controversie con controparti di paesi terzi: attualmente le norme nazionali sulla competenza in caso di convenuti di paesi terzi variano molto da uno Stato membro all’altro. La riforma proposta oggi cambierà la situazione: in futuro nei rapporti tra consumatori domiciliati nell’UE e imprese stabilite in paesi terzi sarà competente il giudice del luogo in cui il consumatore ha il domicilio, a prescindere dallo Stato membro.
  • Dare certezza giuridica agli accordi di scelta del foro conclusi tra imprese: nei loro rapporti commerciali spesso le imprese stabiliscono di attribuire la competenza a un determinato giudice. Si vengono però a creare situazioni in cui una parte contesta la validità dell’accordo di scelta del foro dinanzi a un giudice di un altro Stato membro, e ciò al solo fine di ritardare la risoluzione della controversia (tattica processuale nota anche come "Italian torpedo"). La Commissione propone per l’appunto misure per porre fine a queste tattiche scorrette, garantendo che il giudice designato nell’accordo sia sempre il primo a pronunciarsi sulla sua validità.
  • Rafforzare la competitività del settore dell’arbitrato in Europa: l’arbitrato, attualmente è al di fuori del campo di applicazione del regolamento Bruxelles I. Più del 60% delle grandi imprese europee preferisce l’arbitrato ai procedimenti giudiziari. I centri arbitrali europei di Londra e Parigi gestiscono casi per un valore totale di oltre 50 miliardi di euro: un giro d’affari nell’UE da 4 miliardi di euro all’anno. Attualmente, però, per la società che voglia eludere una convenzione arbitrale è relativamente semplice contestarne la validità e adire il giudice di uno Stato membro in cui è probabile che la convenzione arbitrale sia dichiarata invalida. La Commissione propone oggi di garantire alle imprese che la scelta del tribunale arbitrale sia protetta da un uso improprio della controversia legale.

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