GIUSTIZIA. Direttiva pratiche sleali, Corte Ue: Stati non possono adottare misure più restrittive

Gli Stati non possono adottare misure più restrittive di quelle definite dalla direttiva sulle pratiche commerciali sleali, nemmeno per garantire un livello più elevato di tutela dei consumatori. Il diritto comunitario, dunque, osta a una normativa nazionale che vieti, senza tener conto delle circostanze specifiche, qualsiasi offerta congiunta del venditore al consumatore. È quanto stabilito oggi dalla Corte di giustizia delle Comunità europee che si è pronunciata su due controversie sollevate dal Belgio.

La prima riguardava la richiesta fatta da una società, che gestisce servizi di soccorso stradale, di un’azione inibitoria per far cessare la pratica commerciale della Total Belgium. Questa offriva ai consumatori titolari di tessera Total Club tre settimane di servizio di soccorso stradale gratuito per ogni rifornimento di almeno 25 litri di carburante per auto o 10 litri per ciclomotore. La seconda controversia riguarda il caso di una società che gestisce un negozio di biancheria: questa chiedeva un’azione inibitoria nei confronti di una società editrice di riviste fra le quali una che aveva promosso un libretto di buoni sconto in alcuni negozi di biancheria.

La direttiva europea sulle pratiche commerciali sleali, ha ricordato la Corte, ha l’obiettivo di contribuire al corretto funzionamento del mercato interno e al conseguimento di un livello elevato di tutela dei consumatori, prevede un divieto generale delle pratiche commerciali sleali che possono alterare il comportamento economico dei consumatori e stabilisce inoltre norme riguardanti le pratiche commerciali ingannevoli e aggressive, elencando in un allegato le pratiche commerciali che sono considerate in ogni caso sleali.

La Corte ha ricordato, quindi, che la direttiva procede a un’armonizzazione completa delle norme: "Pertanto, gli Stati membri non possono adottare misure più restrittive di quelle definite dalla direttiva, nemmeno al fine di garantire un livello più elevato di tutela dei consumatori". Il divieto di offerte congiunte, ha affermato la Corte, è infatti prevista dalla normativa belga ma non rientra nell’elenco previsto dall’allegato della direttiva, che elenca esaustivamente le sole pratiche commerciali vietate in ogni caso.

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