GIUSTIZIA. Giudici di Pace in sciopero: molte responsabilità ma pochi diritti

L’Unione Nazionale dei Giudici di Pace ha proclamato una settimana di sciopero (dall’8 al 13 ottobre) per denunciare la gravissima e ripetuta lesione, a danno dei Giudici di Pace, dei diritti fondamentali della persona, tutelati dalla Costituzione. Attualmente – fa sapere Unagipa in un comunicato – la magistratura di pace gestisce un contenzioso enorme (circa 2.000.000 di procedimenti l’anno), con tempi di definizione delle cause molti rapidi (mediamente meno di un anno, a fronte dei 5 anni occorrenti ai Tribunali) e con un impegno lavorativo praticamente a tempo pieno. I Giudici di Pace finiscono per avere le medesime responsabilità e doveri dei magistrati di carriera ma a ciò non corrisponde la stessa tutela previdenziale e assistenziale.

I Giudici di Pace – denuncia l’Unione Nazionale – sono integralmente retribuiti "a cottimo" sulla base del lavoro effettivamente svolto e quindi non maturano il diritto alla pensione, non hanno diritto a indennità di malattia o maternità (con dispensa d’ufficio nel caso in cui l’impedimento si protragga oltre i 6 mesi), non percepiscono il trattamento di fine rapporto, non hanno tutele e agevolazioni per i familiari a carico, né la moglie del giudice deceduto percepisce indennizzi, assegni di reversibilità o quant’altro, non sono coperti dall’assicurazione per infortuni sul lavoro (pur operando, per lo più, in luoghi insalubri a causa delle scarse risorse economiche destinate agli uffici).

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