GIUSTIZIA. I cittadini europei avranno diritto ad un processo equo. Proposta della Commissione Ue

I cittadini europei che si trovano implicati in un procedimento giudiziario in un Paese comunitario diverso dal proprio avranno diritto ad un processo equo. E’ quanto prevede una proposta di legge avanzata ieri dalla Commissione Europea. Sono sempre di più, infatti, gli europei che viaggiano, studiano o lavorano in un Paese straniero e questo aumenta le possibilità di trovarsi implicati, appunto, in una disputa giudiziaria.

Affinché ogni cittadino possa esercitare pienamente i suoi diritti di difesa, deve essere in grado di comunicare nella propria lingua nei colloqui con gli avvocati e ha diritto alla traduzione scritta di tutti i documenti fondamentali, quali l’ordine di carcerazione, l’atto contenente i capi di imputazione o le prove principali. In altre parole, non deve rinunciare al diritto all’interpretazione e alla traduzione, prima di aver usufruito di una consulenza legale. E, a prescindere dall’esito del processo, i costi di traduzione e interpretazione saranno a carico degli Stati membri e non dell’imputato.

"E’ un primo importante passo verso un’Europa della giustizia che non conosce frontiere. Nessuno nell’UE dovrebbe sentirsi limitato nell’esercizio dei propri diritti o privo di una protezione adeguata solo perché non è nel suo paese d’origine – ha dichiarato la vicepresidente Viviane Reding, Commissario europeo per la Giustizia, i diritti fondamentali e la cittadinanza – Senza la garanzia che tutti gli Stati membri rispettano i diritti fondamentali dei cittadini, come possiamo creare un rapporto di fiducia tra quelle stesse autorità che devono lavorare insieme per la nostra sicurezza? La giustizia e la sicurezza vanno di pari passo: per questo spero che il Parlamento europeo e il Consiglio adottino rapidamente la proposta affinché nulla impedisca ai cittadini di godere del diritto a un processo equo garantito dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea".

 

 

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