GIUSTIZIA. In Spagna restrizioni all’apertura delle farmacie incompatibili col diritto europeo

Nella Comunità Autonoma delle Asturie in Spagna due cittadini farmacisti laureati non hanno ottenuto l’autorizzazione ad aprire una farmacia. Per quale motivo? Perché la legge delle Asturie impone dei limiti al numero di farmacie di una determinata zona: i limiti sono relativi al numero di cittadini che popolano la zona e alla distanza tra una farmacia e un’altra che non deve essere inferiore a 250 metri.

La normativa spagnola contiene anche criteri di selezione ai concorsi per farmacisti, attribuendo punti basati sull’esperienza professionale e scolastica dei candidati; ad esempio chi ha maturato esperienza in centri con meno di 2 800 abitanti ottiene più punti.

Nutrendo dubbi sulla compatibilità di queste norme con il principio di libertà di stabilimento sancito dal Trattato CE, il giudice spagnolo ha chiamato in causa la Corte di giustizia europea.

Secondo l’Avvocato Generale Manuel Poiares Maduro, la normativa nazionale costituisce una restrizione della libertà di stabilimento; tali provvedimenti possono essere giustificati soltanto se soddisfano 4 condizioni: siano applicati in maniera non discriminatoria; siano giustificati per motivi imperativi di interesse pubblico; siano idonei a garantire il conseguimento dello scopo perseguito e non oltrepassino quanto è necessario per raggiungerlo.

Dopo aver analizzato la situazione l’Avvocato Generale ha concluso che "le restrizioni basate sulla popolazione applicate nelle Asturie non sono idonee a raggiungere lo scopo dichiarato", che è quello di tutela della salute pubblica. Dunque sono incompatibili con il diritto comunitario.

"La strada è ancora lunga, ma si comincia a vedere l’orizzonte". E’ stato questo il commento del Movimento Nazionale Liberi Farmacisti che ha accolto con soddisfazione ed interesse le conclusioni dell’Avvocato Generale della Corte di Giustizia Ue. "Tuttavia – afferma Vincenzo Devito, Presidente del MNLF – fa un certo effetto vedere scritte su un atto così importante cose che andiamo dicendo da venti anni. Se la Corte di giustizia dovesse pervenire alla stesse conclusioni non si avrebbero effetti diretti sulla normativa italiana, ma certamente una pronuncia di questo tipo aprirebbe la strada a diversi sviluppi, e noi quella strada la percorreremo sino in fondo".

"Dopo queste conclusioni – ha aggiunto Devito – il Parlamento italiano farebbe bene a sospendere tutti i disegni di legge in itinere, perché essi sarebbero praticamente inutili dopo la sentenza della Corte. Ci auguriamo – conclude Vincenzo Devito – che sia la Fofi che Federfarma che sono intervenute in questa causa presso il Governo perché si costituisse a difesa delle norme spagnole, accolgano le conclusioni dell’Avvocato Generale con la stessa tranquillità con cui hanno accolto la sentenza che dichiarava inammissibile la proprietà di una farmacia per un non laureato".

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