GIUSTIZIA. La Cassazione conferma aggravante di pena per discriminazione razziale

La Cassazione condanna gli atteggiamenti razzisti e conferma l’aggravante di discriminazione razziale nei confronti di chi attua violenza privata ed esprime "sentimenti di disprezzo razziale" nei confronti di una persona di colore. È quanto ha stabilito la Corte nella sentenza 38217 del 7 ottobre 2008. La vicenda fa riferimento alla condanna per ricettazione e violenza privata di un automobilista che aveva lanciato l’auto contro una persona di colore "a notevole velocità – registra la Cassazione – urlando ‘schiaccio il negro’ e costringendo la parte lesa a mettersi in salvo saltando sul marciapiede".

Per la Suprema Corte "il giovane, che era a bordo di una vettura insieme a quattro amici, vista una persona di colore in difficoltà sulla strada – era stato investito in precedenza da un pirata – invece di prestargli soccorso, come elementari principi di solidarietà avrebbero imposto, ha urlato ‘schiaccio il negro’ ed ha lanciato l’auto velocemente contro il malcapitato, che si è sottratto all’investimento saltando sul marciapiede". La Cassazione ricorda che nel processo è stato escluso il tentativo di omicidio ma riconosciuta la violenza privata.

"La condotta, del tutto ingiustificata e connotata da indubbia gravità, come ritenuto dai giudici di merito, è stata considerata aggravata da motivi di discriminazione razziale". La Corte conferma dunque che la condotta dell’automobilista "costituiva chiara manifestazione di disprezzo ad avversione nei confronti di una persona di colore" e scrive che "proprio questi sentimenti di disprezzo razziale, ostilità, desiderio di nuocere ad una persona di razza diversa, di convinzione di avere a che fare con persona inferiore e non titolare degli stessi diritti alimentano quel conflitto tra le persone che testimonia la presenza dell’odio razziale". Da qui la sussistenza dell’aggravante contro l’imputato che aveva descritto il suo comportamento come una "smargiassata".

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