GIUSTIZIA. Mediazione, Ministro Alfano propone assistenza legale obbligatoria. Oua non ci sta

Per placare le proteste degli avvocati contro la mediaconciliazione obbligatoria, il Ministro della Giustizia, Angelino Alfano, ha lanciato una proposta: l’introduzione dell’assistenza necessaria degli avvocati nei procedimenti di conciliazione obbligatoria e la costituzione di una cabina di regia permanente tra il Ministro e l’avvocatura per risolvere il problema urgente della riduzione dell’arretrato civile, con il coinvolgimento dell’avvocatura nella giurisdizione, la promozione della negoziazione assistita affidata ai difensori, l’introduzione di limiti per valore alla conciliazione obbligatoria o, in alternativa, la fissazione di tariffe graduate.

Questa proposta è l’esito di un incontro tra Alfano, i rappresentanti del CNF (Consiglio Nazionale Forense) ed i presidenti degli Ordini e delle Unioni regionali; la riunione ha segnato un risultato positivo che CNF ed Ordini hanno ottenuto, per la prima volta, dopo molti mesi di tensione, superando polemiche e pregiudizi. "Oggi ricomincia un cammino comune per il bene della Giustizia in Italia – ha affermato il Guardasigilli a termine della riunione – questo cammino comune porterà grandi risultati ai cittadini nel segno della efficienza della Giustizia civile".

Ma la proposta di Alfano non è riuscita a convincere l’Oua, Organismo unitario dell’avvocatura, che la considera "la dimostrazione del completo disinteresse del Ministro nei confronti dei diritti dei cittadini, della Costituzione e della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, nonché – afferma il presidente dell’Oua, Maurizio de Tilla – dell’evidente mancanza di attenzione nei confronti delle decisioni assunte democraticamente dagli avvocati".

Per l’Oua si è "tradito il voto del Congresso Nazionale Forense di Genova che prevede perentoriamente l’eliminazione dell’obbligatorietà della mediaconciliazione, l’introduzione della necessità dell’assistenza dell’avvocato in tutte le controversie (non solo in quelle di alto valore), l’assenza totale di ricaduta della procedura di mediazione sul successivo giudizio da incardinare davanti al giudice. Ma è stata tradita, anche, la volontà espressa dall’avvocatura (Oua, associazioni forensi, 150 ordini professionali) nelle due manifestazioni pubbliche di Roma e nelle astensioni dalle udienze". Ed è stata tradita, secondo l’Oua, anche "l’ordinanza del Tar del Lazio che ha rimesso alla Corte Costituzionale non solo l’obbligatorietà della mediaconciliazione ma anche la esigenza di trasparenza, qualità e indipendenza delle Camere di conciliazione e dei soggetti mediatori. Tradita, infine, la volontà espressa da tutti di escludere il business e le speculazioni e gli arricchimenti ingiustificati a discapito dei diritti dei cittadini".

"Il tavolo instaurato dal Ministro Alfano – conclude il presidente dell’Oua – non è rappresentativo dell’avvocatura. Il Ministro ha scelto interlocutori di comodo, che in gran parte hanno osteggiato un voto congressuale unanime. Siamo alla farsa: Alfano tenta di crearsi uno scenario artificioso per dare credito al proprio progetto che contrasta con ragioni di diritto, di costituzionalità e di regolamentazione europea. L’avvocatura – conclude – continuerà nella lotta, tradita dal tavolo instaurato dal Ministro, per l’affermazione dei valori della difesa della giurisdizione, fiduciosa in un risultato positivo dell’azione politica e giudiziaria".

Secondo l’Aduc l’accordo che è stato trovato non va nell’interesse del cittadino utente del servizio giustizia ma solo in quello delle parti in causa: Ministero e avvocatura. "Dopo l’obbligatorietà del tentativo di conciliazione anche l’obbligo di difesa tecnica – scrive in una nota Alessandro Galucci, legale dell’Aduc – Sparisce ogni frizione, l’apprezzamento per il tanto invocato intervento della Corte Costituzionale è solamente un lontano ricordo. Tutti contenti: il Ministero perché probabilmente avrà un avversario in meno nel suo intento, nemmeno tanto celato, di deflazione del carico giudiziario attraverso l’innalzamento di barriere e dei costi per l’accesso alla giustizia. L’avvocatura perché, in nome della lobby e non dell’interesse del cittadino, ha battuto cassa ed ottenuto il meno auspicabile: la difesa tecnica obbligatoria".

"Vedremo se e come questi intenti si tramuteranno in legge e soprattutto bisognerà capire se rimarranno ugualmente vive le critiche con le quali gli avvocati hanno contestato l’obbligatorietà della conciliazione in favore di una più naturale facoltatività. Per ora a pagare un prezzo ancor più alto è sempre solo il consumatore: da destinatario protagonista del servizio giustizia a malcapitato utente da spremere senza ritegno in nome del peggior corporativismo di Stato".

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