GIUSTIZIA. Mediazione, cosa pensano le AACC del Decreto?

Il 4 novembre 2010 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Regolamento attuativo del Decreto del 4 marzo 2010, quello che riforma la conciliazione e che dovrebbe entrare in vigore a marzo 2011. Il Decreto renderà obbligatoria la mediazione in alcuni settori e cercherà di cambiare la cultura del nostro Paese, diffondendo maggiormente lo strumento della giustizia alternativa.

Qual è il parere delle Associazioni dei consumatori rispetto al Decreto? Help Consumatori lo ha chiesto a Liliana Ciccarelli, responsabile conciliazioni di Cittadinanzattiva.

Intanto ci sembra importante, soprattutto in questo momento politico difficile, che tutto l’iter normativo si sia concluso, con la pubblicazione del Decreto d’attuazione. Questo vuol dire che la macchina partirà perché tutti gli strumenti normativi ci sono. Ribadiamo che ci sono una serie di elementi che non ci convincono, come la proposta del mediatore, il sistema delle spese eccetera, ma come Associazioni dei consumatori siamo pronti a testare questo nuovo sistema in tutti i suoi passaggi. Lo testeremo anche al fine di dare le indicazioni al legislatore riguardo i possibili miglioramenti del procedimento. Ma la necessità di una giustizia alternativa, più economica e celere, nel nostro Paese è evidente e noi daremo il nostro contributo.

Siete soddisfatti del Decreto?

Questo Decreto è stato emanato a seguito della concertazione tra il Ministro dello Sviluppo Economico e il Ministero della Giustizia. Le Associazioni dei consumatori hanno chiesto più volte che venisse valutata l’esperienza delle conciliazioni paritetiche. L’esito di tutte le nostre richieste potrebbe essere sintetizzato nell’articolo 7 del Decreto attuativo che consente di utilizzare gli esiti delle conciliazioni paritetiche anche nel corso di un procedimento di mediazione. Quindi la conciliazione paritetica servirà al cittadino anche ai fini della procedibilità della domanda giudiziaria. Il dubbio che avevano le Associazioni dei consumatori rispetto, soprattutto, alle controversie con le banche e con le assicurazioni era quello che il cittadino, nei rari casi in cui la conciliazione paritetica avesse avuto un esito negativo (che sono la minoranza dei casi), avrebbe dovuto rifare tutto d’accapo per andare dinanzi ad un organismo di mediazione. Con l’articolo 7 si è ipotizzata una possibilità di raccordo tra le conciliazioni paritetiche e il procedimento di mediazione. Ovviamente il meccanismo è ancora tutto da studiare, ma ci sembra importante la possibilità di coesistenza e di relazione tra questi due istituti. Ciononostante noi continuiamo a ricordare che le conciliazioni paritetiche hanno un valore di per sé perché vanno ad incidere su quella massa di contenziosi di modico valore economico, rispetto al quale probabilmente il consumatore non agirebbe mai in giudizio.

Quindi a marzo 2011 non cambierà nulla rispetto alla conciliazione paritetica?

La paritetica non sarà inficiata dalla nuova legge per il semplice fatto che la legge stessa non richiede che siano precluse le conciliazioni paritetiche e perché la conciliazione paritetica risponde ad un bisogno di giustizia di una determinata tipologia di conflitto, più prettamente consumeristico e di scarso valore economico. Per questo tipo di controversie la conciliazione paritetica continua ad essere il riferimento portante, per due motivi: è gratuita per il consumatore ed è un sistema che funziona, come dimostrano i dati sugli esiti delle conciliazioni paritetiche. Ormai il consumatore sà che se ha un problema di disservizio o di reclamo non risposto può avvalersi di questo meccanismo. E noi abbiamo verificato in questi anni che alcune aziende a seguito delle conciliazioni hanno avuto importanti indicatori su come migliorare il servizio. Quindi il valore aggiunto della paritetica è dato anche dal coinvolgimento diretto delle parti e dal mettersi in gioco da parte delle aziende stesse. Attraverso questo strumento non si dà solo un servizio al cittadino ma si coinvolge la stessa azienda in processi di miglioramento; questo è anche un valore politico. Rispetto a tutto questo il Decreto sulla mediazione non incide per nulla. Le Associazioni dei consumatori non perdono assolutamente il loro ruolo di tutela perché, oltre a garantire le conciliazioni paritetiche attraverso vari protocolli firmati con le aziende, continuano ad avere il compito di fornire un’adeguata informazione al cittadino rispetto ai suoi diritti e ai suoi strumenti di tutela. Le AACC possono poi essere anche coloro che assistono il cittadino in un procedimento di mediazione e non è escluso che ci si possa organizzare nel tempo per strutturare un organismo ad hoc.

Secondo lei il Decreto sortirà degli effetti rispetto alla conciliazione?

C’è stata molta perplessità rispetto a questo strumento, ma mi pare che oramai tutti i soggetti si stiano attrezzando per lavorare: basta guardare l’elenco degli enti accreditati, siamo passati in poco tempo da 40 a 136 organismi di conciliazione. Le premesse ci sono, ma è necessario che ciascuno faccia la propria parte: gli avvocati hanno l’obbligo di spiegare ai clienti il funzionamento di questo nuovo sistema di giustizia alternativa. Sarà importante anche il ruolo delle Associazioni dei consumatori nell’informazione di base. Anche i giudici dovranno fare la loro parte; spesso si dimentica che la legge prevede anche la mediazione delegata dal giudice, che è operativa già da marzo. Nel corso di una causa d’appello il giudice può, laddove ne ravveda le condizioni, invitare le parti ad uscire dal tribunale ed andare a risolvere il loro contenzioso dinanzi a un organismo di mediazione. Attualmente pare che sulla Corte d’appello di Milano i giudici stiamo utilizzando molto questo strumento. E’ chiaro che al riguardo ci vuole un impegno divulgativo molto forte.

di Antonella Giordano

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