GIUSTIZIA. Mediazione obbligatoria, Altroconsumo preferisce la “conciliazione paritetica”

Da ieri è in vigore il decreto legislativo 28 del 4 marzo 2010 che rende obbligatorio, per ogni cittadino, il tentativo di conciliazione nel momento in cui si trova coinvolto in una lite civile, dalle successioni ai contratti bancari, dalle locazioni al danno da responsabilità del medico. Altroconsumo sottolinea che è sempre stata favorevole (e continua ad esserlo) a risoluzioni alternative al Giudice in fatto di controversie, ma non ritiene che lo strumento più efficace per facilitare un’ampia partecipazione a questi sistemi sia quello di renderli obbligatori per legge.

"Il successo degli ADR (Alternative Dispute Resolution) – si legge in una nota dell’Associazione – risiede nel loro buon funzionamento che potrebbe essere messo in crisi in partenza se l’accesso, anche da parte delle imprese, è obbligato e non volontario. Il rischio, in tal caso, è che si trasformi tutto in una perdita di tempo o in un vuoto e formale passaggio burocratico. Un passaggio obbligatorio che per il consumatore, già oggetto di un danno, può trasformarsi in beffa, poiché si vedrà costretto a dover sborsare subito le 40 euro della conciliazione. In questo modo, in netta contraddizione rispetto a quanto indicato nella Raccomandazione 98/257/CE, si preclude il suo libero accesso alla giustizia garantito dalla nostra Costituzione".

Altroconsumo ricorda che è da poco scaduto il termine per rispondere alla consultazione lanciata dalla Commissione europea per migliorare il ricorso ai sistemi alternativi per la risoluzione delle dispute nell’ambito dei Paesi membri dell’Unione europea. L’Associazione ha fatto presente che, per quanto concerne l’Italia, andrebbe presa in considerazione e valorizzata l’esperienza della "conciliazione paritetica"; modello sviluppato sulla base di protocolli d’intesa tra AACC e imprese (o associazioni di imprese) che non prevede un conciliatore o arbitro terzo ma una commissione di conciliazione composta da un rappresentante dell’associazione di consumatori e un rappresentante dell’impresa. I rappresentanti sono chiamati a individuare una proposta di soluzione della controversia che viene poi sottoposta in ultima analisi (per l’accettazione) al consumatore che resta comunque libero, in caso di insoddisfazione, di intraprendere ogni altra azione a difesa dei propri diritti.

"La conciliazione paritetica – conclude Altroconsumo – oltre ad essere in completa sintonia con le Raccomandazioni europee, è gratuita per il consumatore; tuttavia questa nuova legge sulla mediazione obbligatoria sembra non prendere in considerazione questa soluzione". Altroconsumo precisa, però, che il decreto ministeriale 10 ottobre 2010, n. 180 (seppur in modo piuttosto criptico) sembra riconoscere agli organismi di mediazione la possibilità di "utilizzare i risultati delle negoziazioni paritetiche". L’Associazione si auspica che, anche a fronte di questa apertura nel nuovo dettato legislativo nazionale, la consultazione lanciata dalla Commissione europea possa rivelarsi un momento di confronto positivo per aprire finalmente la strada al pieno riconoscimento delle conciliazione paritetiche nel novero dei sistemi di risoluzione alternativa delle controversie a livello europeo.

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