GIUSTIZIA. Mediazione obbligatoria, Tar Lazio: sarà Corte Costituzionale a decidere su legittimità

Legittimo o non legittimo? E’ il dubbio che ruota attorno al regolamento sulla mediaconciliazione obbligatoria, entrato in vigore il 21 marzo 2011. A sciogliere il dubbio sarà la Corte Costituzionale. Lo ha deciso la prima sezione del Tar del Lazio che ha sollevato questioni di legittimità di alcune parti del regolamento emanato dal Ministero della Giustizia. Tra le parti "sotto accusa" ci sono: quella che introduce a carico di chi fa ricorso l’obbligo del previo esperimento del procedimento di mediazione; la parte che prevede la mediazione come condizione di procedibilità del ricorso stesso; la parte che dispone che abilitati a costituire organismi deputati alla mediaconciliazione "sono gli enti pubblici e privati, che diano garanzie di serietà ed efficienza".

Intanto l’Oua (Organismo Unitario dell’Avvocatura), continua la sua protesta contro il Regolamento sulla mediaconciliazione obbligatoria e, a pochi giorni dalla prossima astensione dalle udienze (14 e 15 aprile) e dalla manifestazione del 14 aprile a Roma, al Cinema Adriano, ha inviato a tutti i parlamentari, un documento che fotografa la realtà dei sistemi di mediazione e conciliazione nel mondo.

Dal documento, redatto dal presidente Oua, Maurizio De Tilla, emerge un dato evidente: in tutte le normative esaminate viene riconosciuto il potere-dovere del giudice di tentare la conciliazione delle parti, anche se poi le modalità di sviluppo della conciliazione divergono a seconda del sistema di diritto. "In Francia, in Inghilterra e in Germania – spiega De Tilla – è molto forte il ruolo del giudice e si preferisce la conciliazione all’interno del processo. La conciliazione stragiudiziale è sempre facoltativa. Analoga è la situazione in Spagna, Olanda e Belgio. Negli Stati Uniti il sistema è basato su una pluralità di procedure di conciliazione, sempre facoltative".

"In ogni caso – scrive il presidente Oua – le esperienze comparatistiche insegnano che in Europa sia nella conciliazione giudiziale che in quella stragiudiziale, le controversie di un certo valore o di particolare complessità non possono che avere il Giudice quale naturale interlocutore fin dall’avvio della controversia". De Tilla aggiunge: "Nel panorama internazionale siamo gli unici a prevedere una mediaconciliazione obbligatoria e coercitiva con queste caratteristiche. Le peculiarità di questo pasticcio all’italiana, di questa svendita della giustizia civile sono chiare: è obbligatoria anche per questioni di grande valore e di grande complessità (per esempio la colpa medica), senza l’assistenza necessaria dell’avvocato, senza competenza territoriale, con costi anche sostenuti. Non solo: con la previsione di una proposta del conciliatore devastante e onerosa. Il cittadino rimane vittima, senza scampo, quindi di un meccanismo che lo lascia in balia di società di capitali che svolgono funzioni di Camere di Conciliazione. Nel resto del mondo, invece, la media conciliazione è facoltativa e spesso endoprocessuale. Lo abbiamo ampiamente comunicato, con ripetuti documenti, inviati nel corso dell’ultimo anno al Ministro di Giustizia, Angelino Alfano. Il quale, purtroppo, non si degna neppure di rispondere ai numerosi quesiti posti dall’Oua, come portavoce delle preoccupazioni di tutti gli avvocati italiani".

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