GIUSTIZIA. Mediazione obbligatoria, avvocati lanciano class action contro il Ministro Alfano

La protesta degli avvocati contro la legge sulla mediaconciliazione obbligatoria, entrata in vigore il 21 marzo scorso, continua a spron battuto. Ieri e oggi, su invito dell’Organismo Unitario dell’Avvocatura (OUA), gli avvocati si astengono dalle udienze e chiedono al Governo di sospendere con urgenza la legge per evitare la paralisi della giustizia civile e i notevoli costi a danno dei cittadini.

E ieri, in occasione della manifestazione organizzata dall’OUA, presso il cinema Adriano di Roma, è stata lanciata una class action contro il Ministro della Giustizia, Angelino Alfano, per risarcire tutti i cittadini che non intendono partecipare al processo di mediazione e ne subiscono le relative conseguenze, anche economiche. Tra le altre azioni proposte dall’OUA c’è la chiusura degli organismi privati che formano i mediatori e l’invito esteso anche ai giudici a presentare, presso la Corte costituzionale, ordinanze di rimessione sulla legge.

Il Presidente dell’OUA, Maurizio De Tilla, alla fine della manifestazione ha dichiarato: "La giustizia non può essere ostaggio di interessi privati e non può essere rottamata, la mediaconciliazione obbligatoria è incostituzionale". De Tilla ha annunciato anche: "Seguendo quanto previsto dall’articolo 47 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, avanzeremo istanze di disapplicazione dell’obbligatorietà".

In questa battaglia gli avvocati chiedono l’appoggio dei magistrati. Alla manifestazione di ieri ha preso la parola anche il Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, Luca Palamara, il quale ha criticato alcuni aspetti di questa riforma ed ha auspicato riforme concordate in grado di deflazionare il contenzioso con i riti alternativi.

 

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