GIUSTIZIA. Rapporto sul Processo Penale: ogni giorno si rinviano 7 processi su 10

In Italia ogni giorno si rinviano sette processi su dieci. I processi che ogni giorno si concludono con la pronuncia di una sentenza rappresentano meno del 30% del totale mentre nei due terzi dei casi (69,3%) il processo si rinvia ad altra udienza. Fra i rinvii di carattere generale spiccano quelli per assenza del giudice titolare, che arrivano a coprire il 12,4%. "Particolarmente sintomatici delle reali patologie del processo penale italiano sono i dati relativi ai rinvii determinati dalla omessa o irregolare notifica delle citazione all’imputato, alla persone offesa e al difensore. Il 9,4% dei processi vengono rinviati ad altra udienza per "omessa o irregolare notifica all’imputato", l’1,3% alla "persona offesa", e solo lo 0,9% al "difensore". Nell’istruttoria dibattimentale pesano le udienze che vanno a vuoto per assenza dei testi citati dal Pubblico Ministero: ben il 39,2%. E alla fine "il dato davvero clamoroso è che ben oltre la metà (il 54%) dei processi fissati per lo svolgimento della istruttoria dibattimentale viene rinviato senza lo svolgimento di alcuna attività, perché l’atto, in verità assai banale, della citazione del testimone o è stato del tutto omesso, o è stato effettuato in modo errato ovvero, pur effettuato regolarmente, non è stato ottemperato dal destinatario". È la fotografia che emerge dal Rapporto sul Processo Penale presentato oggi a Roma e realizzato da Eurispes e Unione Camere Penali Italiane.

Il monitoraggio ha coinvolto 27 Camere Penali territoriali. I rilevamenti iniziavano con l’apertura dell’udienza e si concludevano con la sua chiusura. Il Rapporto evidenzia le criticità del funzionamento dei processi, ne analizza gli esiti, evidenzia le ragioni dei rinvii. Lo scorso anno l’indagine era stata fatta su una piazza difficile come Roma. Quest’anno è stata estesa sul territorio nazionale e i risultati evidenziano che "Roma – ha detto il presidente dell’Eurispes Gian Maria Fara – è la fotografia del resto del Paese".

Si parte dai tempi: dalla rilevazione è emerso, come dato generale, che la durata media della trattazione di un processo in udienza è di 18 minuti per i processi celebrati dinanzi al Giudice monocratico (a Roma si arriva a 12,51 minuti) e di 52 minuti per quelli celebrati dinanzi al Collegio (32 nella Capitale). La durata media del processo che prevede un singolo imputato dura di media 18 minuti, mentre nel caso di più imputati la durata media del processo in udienza è pari a 30 minuti. In caso di udienza conclusasi con rinvio ad altra udienza, i tempi del rinvio sono mediamente di 139 giorni per i processi svolti in aula monocratica e di 117 giorni per quelli dibattuti in aula collegiale. I processi con un solo imputato rappresentano il 77,5% del campione e processi con più di un imputato il 22%.

I riti alternativi non funzionano. Il rapporto evidenzia infatti che la percentuale di processi dibattimentali che si celebrano con rito ordinario copre il 90,6% dei casi monitorati (a Roma l’80,7%), mentre il 9,4% si svolge con riti alternativi: 5,4% con rito abbreviato, 4% con patteggiamento.

I processi che ogni giorno si concludono con una sentenza ammontano a meno del 30% del totale, mentre pressoché nei due terzi dei casi (69,3%) il processo si conclude con un rinvio ad altra udienza. Sul totale dei processi che si concludono con una sentenza, si tratta di una condanna nel 60,6% dei casi, di una assoluzione del 21,9% dei casi e di estinzione del reato nel 14,9%. E fra le sentenze di proscioglimento per estinzione del reato, la prescrizione copre il 45,5%.

Per il problema del consenso alla lettura degli atti processuali in caso di cambiamento del Giudice in corso di causa "i dati evidenziano in modo clamoroso la assoluta sua ininfluenza sulla durata del processo penale italiano": "Il numero di processi nel corso dei quali si pone il problema in questione è statisticamente quasi impercettibile (133 processi su 13.000 con un’incidenza sul totale dell’1%)".

In Italia si rinviano ogni giorno sette processi su dieci. Perché? Ci sono, evidenzia l’indagine, dei rinvii di carattere generale. Fra questi il legittimo impedimento dell’imputato (2,6% dei processi) e il legittimo impedimento del difensore (5%), le "per esigenze difensive" (6,6% del totale). Ma è elevata soprattutto la percentuale dei processi rinviati per problemi tecnico-logistici (6,8%) che comprendono voci come indisponibilità dell’aula, indisponibilità del trascrittore, assenza dell’interprete di lingua straniera, mancanza del fascicolo del PM e, in alcuni casi, del fascicolo del dibattimento. Il 12,4% è coperto da rinvii "per discussione". Ma "molto alto" è il dato dei processi rinviati per assenza del Giudice titolare: ben il 12,4%. "In conclusione – rileva l’indagine – ben il 76,1% dei procedimenti penali fissati per il dibattimento ordinario avanti le aule collegiali e monocratiche dei Tribunale italiani vengono rinviati ad altra udienza (quando non ad altra fase procedimentale), e solo una parte di questi dopo avere per lo meno trattato e risolto le questioni preliminari e la fase della ammissione della prova".

Il rapporto evidenzia inoltre le ragioni di rinvio proprie dell’istruttoria dibattimentale. Qui i dati eclatanti riguardano l’omessa citazione dei testi del PM e soprattutto l’assenza del testi citati dal PM. Il 9,2% dei processi fissati per la istruttoria dibattimentale viene rinviato ad altra udienza senza lo svolgimento di alcuna attività per omessa citazione dei testi del P.M. Le udienze che vanno a vuoto per assenza dei testi citati dal P.M. rappresentano il 39,2% delle udienze fissate per la trattazione istruttoria. L’indagine rileva inoltre come in quasi il 40% dei casi il teste che, pur citato, non compare, appartiene alla Polizia giudiziaria.

La ripartizione territoriale dei problemi evidenzia differenze e diverse velocità ma anche una "inconsueta unità" del Paese. Come sintetizza infatti l’Eurispes, "l’analisi comparata di alcuni dei dati principali di questa ricerca, se da un lato offre in qualche caso la conferma di una Italia "a due velocità", sembra in realtà indicare piuttosto che la crisi strutturale del processo penale, nei suoi quasi esclusivi profili organizzativi ed amministrativi, non salva alla fine dei conti nessuna area del Paese, restituendoci una inconsueta unità del Paese nel segno di un naufragio della giustizia penale".

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