GIUSTIZIA. Senato, sì definitivo a legge Pecorella

Il Senato ha definitivamente approvato la legge sulla inappellabilità che era stata rinviata alle Camere dal capo dello Stato.Il provvedimento era stato già "ritoccato" dalla Camera lo scorso 1 febbraio dopo i rilievi del Quirinale. Il testo approvato è quello già approvato dalla Camera.

Le modifiche alla Legge Pecorella: se il Tribunale assolve l’imputato, il Pubblico ministero non potrà più presentare ricorso in Appello. A meno che non emerga una prova che dovrà essere considerata "decisiva". Altrimenti l’unica cosa che potrà fare la pubblica accusa sarà quella di rivolgersi alla Corte di Cassazione. Se il giudice non dispone l’istruttoria dibattimentale, l’appello comunque sarà inammissibile. E il Pm avrà 45 giorni di tempo per poter ricorrere in Cassazione. Tra le modifiche introdotte al provvedimento c’é la norma che riguarda la possibilità per la parte civile di ricorrere in Appello per chiedere il risarcimento danni.

Ci si potrà rivolgere alla Suprema Corte anche in caso di mancata assunzione di una prova decisiva, se questa però è già emersa nella fase dibattimentale. Oppure se il vizio di motivazione risulta non solo dalla sentenza, ma anche da altri atti del processo ‘specificatamente indicati’. Modificata infine la norma transitoria che si applica ai processi in corso al momento dell’entrata in vigore della legge. Se è già stato presentato appello questo dovrà essere dichiarato automaticamente inammissibile e il Pm avrà 45 giorni di tempo per convertirlo in ricorso in Cassazione.

La stessa cosa accade per quei procedimenti per i quali la Suprema Corte ha già annullato con rinvio la sentenza d’appello di condanna. Cosa che potrà avvenire però solo su punti diversi dalla pena o dalla misura di sicurezza. In questi casi ‘rivive’ la sentenza di primo grado. Entro 30 giorni dall’entrata in vigore della legge, i ricorsi già pendenti in Cassazione potranno essere integrati con i nuovi motivi previsti dal ‘testo Pecorella’.

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