GIUSTIZIA. Staminali, Greenpeace: “Decisione CGUE tutela vita umana contro interessi commerciali”

Ieri la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha emesso una sentenza in cui spiega che è vietato brevettare cellule derivate dagli embrioni umani. Greenpeace ha accolto con favore la decisione della Corte che ha risolto una disputa tra l’associazione ambientalista ed un ricercatore tedesco di cellule staminali. Nel 2004 Greenpeace si è opposta al brevetto tedesco per la produzione e l’uso di cellule embrionali umane e ha spinto la Corte a esaminare i confini etici della brevettabilità.

"Impedendo la brevettabilità di embrioni umani, la Corte di Giustizia – sostiene Lasse Bruun di Greenpeace International – ha agito a tutela della vita umana e contro gli interessi commerciali. Ci auguriamo che l’Ufficio nazionale dei brevetti accolga il parere della Corte, non concedendo il brevetto per le cellule embrionali umane".

Dal 2006, l’Ufficio europeo dei brevetti non concede più brevetti su cellule staminali embrionali umane. Ora, anche gli uffici nazionali dei brevetti, che ancora le concedevano, dovranno uniformarsi alla decisione europea. La decisione della Corte influirà solo parzialmente sulla ricerca con le cellule staminali, dato che i ricercatori ormai hanno scoperto metodi alternativi per ottenere cellule staminali, senza bisogno di distruggere embrioni umani. "Greenpeace non è contraria alla ricerca sulle cellule staminali, ma si oppone ai brevetti sul vivente. L’Europa ha messo fuorilegge i brevetti sull’uso degli embrioni umani a fini industriali o commerciali, e questo caso chiarisce ulteriormente tale scelta. La decisione della Corte – conclude Bruun – stabilisce limiti precisi alla commercializzazione della vita umana"

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