GIUSTIZIA. Via libera di Bruxelles alla mediazione nelle controversie transfrontaliere

Ieri è stata approvata definitivamente in seconda lettura al Parlamento europeo la direttiva che promuove il ricorso alla mediazione come risoluzione alternativa delle controversie transfrontaliere in materia civile e commerciale. La relazione dell’eurodeputata inglese Arlene McCarthy riassume un compromesso raggiunto con il Consiglio Ue e che entrerà in vigore 20 giorni dopo la sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Gli Stati membri avranno 3 anni di tempo per adeguarsi; dovranno favorire inoltre l’elaborazione di codici volontari di condotta e la formazione di mediatori professionisti e assicurare che gli accordi raggiunti vengano eseguiti. La nuova direttiva permetterà ai cittadini di avere "un accesso più rapido e meno costoso alla giustizia": le procedure per il divorzio o l’affidamento dei figli non saranno più estremamente lunghe e onerose.

La mediazione è un procedimento strutturato in cui le parti tentano volontariamente di risolvere una controversia con un accordo, sotto il controllo di un mediatore che ne garantisce l’imparzialità e l’efficacia. Una delle due parti deve risiedere abitualmente in uno Stato membro diverso da quello dell’altra parte. Il contenuto scritto dell’accordo sarà reso esecutivo da un’autorità competente se è conforme al diritto dello Stato membro in cui è stata presentata la richiesta.

Nel rispetto della riservatezza alcun soggetto coinvolto nell’amministrazione della mediazione avrà l’obbligo di testimoniare nel procedimento giudiziario, a meno che non siano le parti interessate a deciderlo, o ci siano superiori considerazioni di ordine pubblico dello Stato membro (assicurare la protezione di minori o l’integrità fisica o psicologica di una persona). La direttiva non si estende alla materia fiscale, doganale e amministrativa, né alla responsabilità dello Stato per atti nell’esercizio di poteri pubblici.

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