GOVERNO. CdM approva regolamento su servizi pubblici locali. I commenti

Oggi il Consiglio dei Ministri ha varato il regolamento sulla gestione dei servizi pubblici locali, che interessa acqua, rifiuti e trasporto pubblico locale. Su proposta del Ministro per i Rapporti con le Regioni e per la Coesione territoriale, Raffaele Fitto, è stato approvato in via definitiva il Regolamento di attuazione dell’articolo 23- bis del decreto legge 112/2008 che riguarda l’attuazione della liberalizzazione dei servizi pubblici locali: non sarà più possibile gestire in house questi servizi ma la gestione sarà soggetta a gara.

"Competizione e divisione tra proprietà e gestione sono le parole chiave per capire la riforma – ha spiegato il ministro Fitto in conferenza stampa al termine della riunione – Il regolamento fissa regole chiare per lo svolgimento delle gare, affinché queste consentano in modo trasparente di selezionare il gestore più efficiente in grado di offrire tariffe più basse. Perché le gare e i rapporti tra ente affidante e soggetto gestore siano chiari e trasparenti, il regolamento introduce motivi di incompatibilità per chi ricopre o ha ricoperto funzioni di amministratore nell’ente affidante vietando a costoro di occuparsi della gestione del servizio".

Sull’acqua Fitto ha ricordato che "resta un bene pubblico, anzi questa riforma la rafforza poiché andremo a rompere tutte quelle situazioni di gestione dell’acqua che hanno dato all’Italia dei tristi primati: il 37% di dispersione, 2 miliardi e mezzo di costi per i cittadini".

Il secondo provvedimento approvato dal CdM è il decreto legislativo relativo alle disposizioni in materia di fabbisogni standard di comuni e province attuativo del federalismo fiscale. Tremonti ha spiegato che il Governo "sta studiando la possibilità di salvaguardare i piccoli Comuni attraverso un fondo compensativo per evitare che, dando gettiti e togliendo trasferimenti, i Comuni che hanno più gettito si trovino più ricchi. Sulla prima casa non ci sarà nessuna tassa in quanto bene costituzionale ma per aiutare i comuni si sta pensando ad introdurre la cedolare secca sugli affitti.

Secondo Federconsumatori la distinzione tra gestione del ciclo e possesso dell’acqua è del tutto astratta e pretestuosa. "Chi capta l’acqua, sia essa di pozzo, di lago, di fiume, ecc., la depura per renderla potabile, la distribuisce e ne incassa i ricavi dalle tariffe, è o no l’effettivo proprietario di questo bene? – si chiede Rosario Trefiletti – Per noi la risposta a tale quesito sta nei fatti concreti. Quindi, se un’impresa privata gestisce il ciclo è privatizzato, e con lui il prodotto che si vende, e cioè l’acqua. Esemplificando ulteriormente, non è che un’azienda privata che gestisce l’intero ciclo produttivo, che capta raggi solari, trasformandoli in energia elettrica per poterla vendere e incassare i proventi non possa essere definita privata poiché il sole, fonte primaria, non è stato privatizzato e rimane di natura pubblica".

"Inoltre – continua Trefiletti – vogliamo ricordare che in questo settore, che consideriamo di utilità generale, le esperienze di servizio gestito da privati hanno portato ad incrementi tariffari notevoli, anche del 65%, senza alcun miglioramento generale di un ciclo che, oltre ad essere diseguale in qualità ed in quantità nell’intera penisola, registra perdite di oltre il 40% del prodotto trasportato, con punte, nel Sud, del 55%. È un settore, quindi, che richiede investimenti importanti, alla cui base non vi sia solo il sistema tariffario, ma anche quello della fiscalità generale e territoriale".

Federconsumatori invita le forze politiche ed istituzionali, dopo il successo riscosso dalla raccolta firme per il referendum, ad affrontare con responsabilità e con decisione tale questione, per trovare e definire normative che garantiscano ai cittadini l’accesso universale ad un bene così importante come è l’acqua, evitando perciò mistificazioni dannose e controproducenti.

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