GOVERNO. CdM esamina ddl su libertà d’impresa. UNC: “Solo nel rispetto del consumatore”

Il Consiglio dei Ministri ha avviato l’esame del disegno di legge sulla libertà d’impresa. Si legge sul comunicato ufficiale del Governo: "Il Consiglio ha discusso due schemi di disegni di legge, il cui esame era iniziato nella scorsa seduta, fortemente innovativi per quanto attiene allo sviluppo e l’intrapresa di attività economiche. Il primo semplifica drasticamente l’avvio di queste attività, il secondo propone una rivisitazione in senso liberista degli articoli 41 e 118, comma quarto, della Costituzione. Lo spirito che informa il disegno di legge di modifica della Costituzione è improntato alla massima rimozione, ove possibile, di ostacoli che si frappongano fra il libero imprenditore e la realizzazione dell’intrapresa, esaltandone la responsabilità personale nonché il ruolo dei livelli territoriali di governo nel concorso alla realizzazione dell’iniziativa economica".

L’articolo 41 della Costituzione cui si fa riferimento recita: "L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali".

La possibile modifica viene commentata dall’Unione Nazionale Consumatori, che sottolinea come la libertà d’impresa non deve travalicare la libertà del consumatore, e chiede il riconoscimento di tale figura. Commenta infatti Massimiliano Dona, Segretario generale dell’UNC e rappresentante italiano nel Gruppo Consultivo Europeo (ECCG): "La libertà di impresa non può travalicare quella della sua controparte naturale e cioè quella del consumatore. Perché il nostro mercato sia competitivo anche a livello europeo, non si può trascurare la rilevanza del secondo comma dell’art. 41 Cost. secondo il quale la libertà di iniziativa economica non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana".

"In controluce vi si possono leggere – prosegue Dona– i diritti dei consumatori le cui esistenze, al giorno d’oggi, non possono dirsi pienamente sicure, libere e dignitose: la crescente presenza sul mercato italiano di prodotti e servizi sempre meno rispettosi di alcune minime regole di sicurezza (anche a causa degli scarsi controlli operati dal nostro sistema di sorveglianza), il diffondersi di pratiche commerciali ingannevoli ed aggressive (certificato dai continui interventi dell’Autorità Antitrust), l’escalation di prezzi e tariffe, spesso ormai svincolati dai reali costi di produzione, sono inequivocabili segnali del decadimento dei valori indicati dal secondo comma dell’art. 41 della Costituzione".

Il segretario dell’UNC ripercorre l’evoluzione che ha portato a riconoscere il valore del consumatore nella legislazione dell’Europa e aggiunge che "questa evoluzione deve indicare che è giunto il momento di riformulare anche l’art. 41 della Costituzione italiana nella prospettiva di un espresso riconoscimento della figura del consumatore, quale titolare dei diritti fondamentali che già gli riconosce l’art. 2, comma 2, del Codice del consumo italiano (d.lgs 205/2006)". L’associazione "ha rivolto questa formale richiesta al Capo dello Stato, ai Presidenti di Camera e Senato, al Presidente del consiglio dei Ministri ed intende raccogliere intorno a questa richiesta la mobilitazione dei giuristi, degli economisti, di tutti gli operatori del mercato, dei colleghi delle organizzazioni di consumatori e, soprattutto, della gente comune".

Comments are closed.