GOVERNO. Milleproroghe, anatocismo e altro: partita ancora aperta

E’ ancora tutta da giocare la partita "Milleproroghe". E’ di ieri la presa di posizione del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che in una lettera ai Presidenti delle Camere e al Presidente del Consiglio, ha richiamato l’attenzione sull’ampiezza e sulla eterogeneità delle modifiche fin qui apportate nel corso del procedimento di conversione al testo originario del decreto-legge cosiddetto "milleproroghe". Il Capo dello Stato ha auspicato "una leale collaborazione tra Governo e Parlamento da un lato e fra maggioranza ed opposizione dall’altro, per evitare che un decreto-legge concernente essenzialmente la proroga di alcuni termini si trasformi sostanzialmente in una sorta di nuova legge finanziaria dai contenuti più disparati". Di oggi, invece, è la disponibilità del ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, a modificare il testo. Dunque con ogni probabilità il testo in discussione alla Camera verrà modificato e rinviato al Senato.

Fin qui detto riguarda l’iter del provvedimento ma come è noto rilievi vengono fatti anche ai contenuti dello stesso. In particolare le Associazioni dei Consumatori hanno aspramente criticato una norma in tema di anatocismo che, vanificando una recente sentenza della Cassazione, stabilisce che "la prescrizione relativa ai diritti nascenti dall’annotazione in conto inizia a decorrere dal giorno dell’annotazione stessa". Il Movimento Consumatori si dice pronto a sollevare la questione di illegittimità costituzionale se la norma verrà approvata: "La norma ha la chiara finalità di porre nel nulla la recente sentenza con cui la Cassazione a Sezioni Unite ha deciso che il termine di prescrizione decorre dalla chiusura del conto affidato. E’ evidente come prima della chiusura dei rapporti nessun cittadino che abbia ricevuto un’apertura di credito sia nelle condizioni di poter richiedere alla propria banca la restituzione di quanto illegittimamente addebitato, pena la revoca dell’affidamento. Si vuole così legittimare un salvacondotto per tutte le scorrettezze che le banche hanno negli anni perpetrato a danno dei consumatori" si legge nella nota dell’Associazione.

Adiconsum, invece, fa appello a tutti i gruppi parlamentari e li invita "in Senato a respingere il disegno di legge qualora non venisse cancellata la norma salva-banche, a nome di tutti coloro, i correntisti, che soffrono di una posizione contrattuale mai paritaria rispetto all’intoccabile sistema bancario".

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