Giochi online, non solo l’azzardo. La nostra inchiesta

Poker online, lotterie, casinò: l’attenzione quando si parla di gioco sul web è quasi sempre concentrata su queste varianti. Sul web però esiste anche un’altra realtà che coinvolge milioni di utenti, quella dei videogame multiplayer. Per partecipare basta avere una connessione a internet; si sceglie quale guerra virtuale affrontare, si apre il sito, si procede alla registrazione e si è dentro. L’iscrizione d’altra parte è gratuita e digitando sui principali motori di ricerca i nomi dei giochi più famosi la maggior parte dei risultati li sponsorizza come se non fossero a pagamento. In effetti quasi sempre si potrebbe giocare senza tirar fuori un soldo, ma questo significa non avere speranze di farsi strada nel sistema. Le alternative sono molte:Xblaster, Sea Fight, Travian, Ogame, Dark Orbit solo per citare quelli più famosi.

Proprio nell’ultimo, Dark Orbit, si è imbattuto Lorenzo Fortunati, dottorando dell’Università Roma Tre. Dopo esservi entrato quasi per caso, nell’ambito delle sue ricerche sulle comunità giovanili che si formano in internet, Fortunati ha deciso di monitorare questa numerosa community sottoscrivendo un account. Tra i primi mesi di controllo giorno per giorno e la successiva osservazione costante ormai è da un anno che analizza le dinamiche del gioco.

"La comunità raccoglie tantissimi minorenni. A seconda della fascia oraria si incontrano giocatori di età diverse: il pomeriggio è il momento dei più giovani, mentre la notte si connettono gli adulti. Alcuni giocatori tra i veterani trascorrono un gran numero di ore al giorno sul gioco da almeno due anni – si contano circa circa 400-500 giocatori hardcore su un totale di varie decine di migliaia – al punto che per molti di loro si configurano situazioni borderline o di conclamata rilevanza psicologica" racconta Lorenzo.

Dark Orbit consiste in una guerra spaziale: l’utente che parte da zero ha una navetta con la quale può uccidere solo alcuni alieni, ma per sconfiggere quelli più forti deve acquistare astronavi potenti; per arrivare a possedere quella chiamata "full élite" è necessario spendere circa 400-500 euro. Anche munizioni e potenziamenti devono essere comprati, così come bisogna affrontare le spese di riparazione ogni qual volta si subiscono dei danni, cosa che avviene molto spesso. Il gioco infatti non prevede solo che si debbano abbattere gli extraterrestri, ma divide in clan gli iscritti che quindi si combattono anche tra loro. "La cosa che più mi ha colpito è il cinismo con cui la casa BigPoint sfrutta la competizione tra i giocatori – spiega Fortunati – e la non chalance con cui in modo arbitrario apporta modifiche e introduce aggiornamenti alla per spremerli sempre più. Per un novizio o uno che non sfrutta i servizi a pagamento non c’è possibilità di competere con chi effettua ricariche con vero denaro ogni mese".

Per tutte le spese descritte sopra, infatti, è indispensabile spendere la moneta del gioco, l’uridium, che solo in minima parte può essere conquistata con i combattimenti. Per ottenere la liquidità sufficiente ad avanzare in questa guerra nello spazio si deve far ricorso ai soldi reali. "C’è chi arriva a spendere 500 o 600 euro al mese" ci dice Lorenzo; tutto questo per cosa? Non c’è un campionato mondiale e neppure un premio in palio, ci sono solo i brevi momenti di gloria che i vincitori spendono vantandosi sul forum del gioco.

Martina Chichi

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