Giustizia, riti alternativi triplicati in tre anni

In tre anni i riti alternativi al processo sono più che triplicati ma la loro diffusione potrebbe essere ancora maggiore. Il numero di domande che riguardano la giustizia alternativa in Italia – dunque conciliazione e arbitrati amministrati – è più che triplicato, passando dalle 15.916 del 2005, alle 26.896 del 2006 fino alle 50.808 del 2007. Nel 2007 le domande di conciliazione rappresentano il 98% di tutte le domande di giustizia alternativa e la maggior parte riguarda controversie fra un’impresa e un consumatore, generalmente promosse dal consumatore stesso. E iniziano a comparire i primi casi di conciliazione online. Sono i risultati principali del Secondo Rapporto sulla diffusione della giustizia alternativa in Italia, presentato oggi a Milano e realizzato da Unioncamere, Camera di Commercio di Milano, Camera Arbitrale di Milano insieme a ISDACI (Istituto per lo studio e la diffusione dell’arbitrato e del diritto commerciale internazionale).

Negli ultimi tre anni, rileva dunque lo studio, è più che triplicato il numero globale delle domande inerenti il ricorso agli strumenti di giustizia alternativa, proveniente sia dal mondo delle Camere di commercio, sia da tutti gli altri operatori che non fanno capo ad esse, passando da 15.916 del 2005, a 26.896 del 2006 e 50.808 del 2007. La durata dei procedimenti è in media di 70 giorni per una conciliazione e di 138 giorni per un arbitrato amministrato. Quasi tutte le tipologie di conciliazione, nel 2007, sono risultate gratuite.

In tema di valore dei procedimenti, per le conciliazioni quello medio è di 17.555 euro (per le conciliazioni presso i Corecom è di 340 euro), mentre per gli arbitrati è di 132.300 euro (ma per la Camera dei Lavori Pubblici e la Camera Arbitrale di Milano il valore medio supera i tre milioni di euro).

Nel 2007 le domande di conciliazione rappresentano il 98% di tutte le domande di giustizia alternativa, quelle di arbitrato solo l’1%. In particolare, c’è una preferenza per la conciliazione presso i Corecom (33.167 domande) e presso le Camere di commercio (che dal 2005 al 2007 hanno più che raddoppiato il volume delle conciliazioni gestite, passando da 6.034 a 14.183). Il maggior numero di domande di conciliazione rilevate nel 2007 riguarda controversie sorte tra un’impresa e un consumatore, generalmente promosse da quest’ultimo. L’86% degli arbitrati ha visto invece contrapporsi due imprese. E anche in Italia, rileva lo studio, iniziano a comparire i primi casi conciliazione on line, come il servizio offerto dalla Camera Arbitrale di Milano.

"I consumatori, così come gli imprenditori, – ha dichiarato Carlo Sangalli, presidente della Camera di commercio di Milano – hanno bisogno di norme in grado di offrire soluzioni veloci e flessibili delle controversie. Una necessità che oggi la giustizia civile fatica a soddisfare e che trova invece una risposta nell’arbitrato e nella conciliazione". Per Francesco Bettoni, Vice Presidente di Unioncamere "la crisi della giustizia civile ha un costo elevato sulla competitività delle imprese italiane e incide fortemente sull’attrazione degli investimenti. In questa fase delicata dell’economia è ancora più importante rafforzare gli strumenti di giustizia alternativa che possono contribuire a recuperare la certezza del diritto".

Per il presidente di ISDACI Giovanni Deodato, "il positivo trend di crescita degli strumenti di giustizia alternativa evidenziato dal Rapporto è indubbiamente un risultato lusinghiero ma siamo ancora davanti ad una goccia d’acqua nel mare della conflittualità. In particolare, l’informazione resa possibile dal Rapporto si rivolge innanzitutto al Parlamento e al Governo e poi alle associazioni imprenditoriali, dei consumatori, nonché all’opinione pubblica affinché sia conosciuta l’offerta delle modalità di accesso alla giustizia privata. L’offerta dei servizi di arbitrato, mediazione e conciliazione, infatti, adempie ad un ruolo che forse non dobbiamo più definire soltanto alternativo, bensì anche complementare alla amministrazione della giustizia".

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