HC IN ABRUZZO. Sisma, la testimonianza da un campo, di A. Giordano

Help Consumatori è andata nella tendopoli di Santa Rufina, un campo, pochi chilometri a sud da L’Aquila, di 49 tende che ospita 290 persone che hanno perso la casa a seguito della terribile scossa del 6 aprile. Nei campi ci sono anche persone la cui casa ha subito soltanto alcuni danni, strutturali e non, ma che comunque non possono "tornare" a casa. E molti di loro non vogliono tornare a casa perché hanno paura: paura per le continue scosse che ancora tormentano quella zona più volte al giorno, paura perché non è più la loro casa, o peggio, non la riconoscerebbero. Tra gli abitanti del campo ci sono bambini, oltre dieci, che forse sono un pò più "sereni" degli altri, ma soltanto perché meno consapevoli; ci sono ragazzi, ci sono famiglie o genitori che hanno perso figli e ci sono persone anziane il cui volto esprime tanto sconforto e tanto spaesamento.

C’è un ragazzo che dice che "dovrà andare a lavorare a Dubai per guadagnare più soldi perché gli servono almeno 15mila euro per rimettere a posto tutto". Negli ultimi anni della sua vita ha speso tutti i soldi che riusciva a guadagnare per la casa e così, in 30 secondi, tutto è andato distrutto. Non tutta la casa, infatti lui è un fortunato, ma ha avuto comunque danni e "nessuno ti dà i soldi, ci devi pensare da solo".

L’unico aiuto che è realmente tangibile, almeno in questo momento, è quello dei volontari. Ci sono volontari della Protezione Civile, della Croce Rossa, di Legambiente e tanti altri; tutti lì per fare qualcosa e per fare anche cose che non sono abituati a fare.

Help Consumatori ha parlato con il capo della Protezione Civile di Verona, che sta gestendo la mensa del campo di Santa Rufina.

Come siete organizzati?

Noi siamo Protezione Civile, Alpini Ana di Verona. Grazie alla legge che ha previsto che la Protezione Civile dipenda dal Sindaco, chi ha voluto ha formato una squadra comunale ed è venuto qui. Siamo tutti volontari, qualcuno ha preso le ferie dal proprio lavoro, altri vengono pagati dal loro datore grazie alla legge 194.

Quando siete arrivati a L’Aquila?

Il lunedì mattina ci siamo mossi e potevamo già partire la sera, ma ci siamo messi in viaggio alle 4 della notte con tutte le nostre strutture, cioè tende, due cucine da campo, tavoli, panche e altre attrezzature. Siamo andati nel campo della Protezione Civile, il primo che è stato creato, e da lì siamo stati mandati dove c’era bisogno. Mercoledì mattina uno della mia squadra è venuto in questo posto e si è accorto che c’era bisogno di tutto. Allora la Protezione Civile ci ha permesso di istallarci qui e mercoledì sera abbiamo già offerto il primo pasto caldo alla gente.

Quante persone ci sono in questo campo?

Circa trecento persone, ma visto che siamo qui che cuciniamo di gente ne viene molta di più e si è creato un clima di solidarietà per cui ci dicono di non andar via.

Dove vi rifornite?

Ci sono magazzini coordinati dalla Protezione Civile de L’Aquila che hanno tutto. Si fa la richiesta e in breve tempo arriva il necessario.

Quanto tempo crede che sarà necessaria la vostra presenza?

Spero che si arrivi massimo all’autunno prossimo perché affrontare un inverno in tenda è molto difficile.

Ma qual è la sua impressione della situazione?

Appena siamo arrivati la gente era chiaramente shoccata e sembravano completamente spaesati, ma già la sera stessa in cui abbiamo preparato da mangiare, siamo riusciti a rincuorarli. Purtroppo non possiamo farci carico di tutta le persone di questa zona; ci sono dei campi che sono più organizzati e altri che lo sono di meno. Noi fortunatamente abbiamo a disposizione le strutture e le persone, tra cui ci sono cuochi e volontari, solo in cucina ne abbiamo 14. In generale credo che la gente sia stata aiutata come meglio si poteva; all’inizio c’era qualche disperso che non voleva allontanarsi dalla sua casa, e in molti casi le tende sono state portate lì.

Crede che questa situazione sia stata gestita nel migliore dei modi?
Questo non lo posso dire con certezza però presumo di sì perché a parte il primo momento di caos che è normale che ci sia quando succedono queste tragedie, tutto è stato tenuto sotto controllo. Credo che il problema principale sia stato quello dei palazzi che non dovevano essere costruiti così.

di Antonella Giordano

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