I libri che vi consiglia…A. Longo, Direttore di Help Consumatori

Antonio Longo, Direttore Help Consumatori

"Le pecore e il pastore" di Andrea Camilleri edito da Sellerio

Camilleri è una garanzia di piacevolezza e di suspence. "Le pecore e il pastore" è l’ultima fatica del brillante scrittore siciliano che ha dato origine ad un vero e proprio genere letterario, il giallo alla siciliana, e ad una nuova lingua piena di sapori e di odori. Si comincia da lontano, con la storia di un bosco e di un eremo che si intreccia alla leggenda di Santa Rosalia, la mitica protettrice di Palermo, per arrivare alle vicende di Giovanni Battista Peruzzo, vescovo di Agrigento negli anni del fascismo e del dopoguerra. Pur convinto anticomunista, Peruzzo sta dalla parte dei contadini che occupano le terre dei latifondisti, tanto da scrivere al cardinale di Palermo:"Una vera grazia di Dio è lo spezzamento del latifondo in mano alla nobiltà siciliana". Per questo il vescovo si becca due proiettili, una sera dell’estate 1945. ma sopravvive, grazie alle cure mediche e anche (o soprattutto?) per il sacrificio di 10 giovani monache, che offrono la loro vita a Dio, in cambio della salvezza del "pastore", lasciandosi morire di fame e di sete nelle loro celle. Ma di questo atto d’amore estremo delle sue "pecorelle", il vescovo verrà informato solo undici anni dopo. Camilleri scava in questa vicenda storica, imbattendosi anche nei turbamenti di Tomasi di Lampedusa (Il Gattopardo) che discendeva dai fondatori del monastero in cui avviene questo sacrificio d’amore. Ne esce fuori un’ altra. tessera di quel mosaico bellissimo della Sicilia e dei siciliani, che Camilleri da tanti anni offre ai suoi lettori.

"Il capitale umano" di Stephen Amidon edito da Mondadori

L’America e gli americani ci vengono proposti come modello da imitare o da aborrire, a seconda dei momenti storici e politici che viviamo. Ma c’è una costante in tutte le rappresentazioni dei saggi o dei romanzi che parlano dell’America: la legge del vincere, sempre e comunque, come ragione di vita, come humus di un Paese che ha fatto della "frontiera" il suo mito. Nel romanzo "Il capitale umano" di Stephen Amidon, la vita di uno sfigato a cui tutto è andato storto e quella di un potente finanziare corrono parallele e si intrecciano. Drew Hagel negli ultimi dieci anni ha assistito impotente al fallimento del suo matrimonio, della sua attività di immobiliarista, del suo rapporto con la figlia. Pian piano ha percorso tutti i gradini della discesa fino a ritrovarsi in fondo alla scala sociale nel ricco quartiere dove suo padre aveva costruito una solida posizione economica e quindi un’ottima reputazione. Un imprevisto gli offre la possibilità di riscatto: la conoscenza e l’amicizia di un ricco uomo d’affari, Quint Manning, che gli dà la possibilità di risalire la via del successo. Ma anche Manning ha i suoi guai (nascosti): una moglie delusa e annoiata, un figlio alcolizzato, il rischio di una imminente bancarotta. I figli dei due protagonisti si trovano coinvolti in un teribile incidente e incriminati per omicidio. Drew crede che sia arrivata l’ora del suo riscatto e gioca cinicamente sulla situazione, credendo di poter applicare ai sentimenti e alla vita delle persone, insomma al "capitale umano", le stesse regole che si usano per speculare sul capitale finanziario.
Ma questa scelta avrà un sito imprevedibile e tragico. Il romanzo è un ampio affresco dell’ "american life", in cui la voglia di successo e l’ossessione dell’apparire si intrecciano con perbenismo e debolezze delle persone, in un cocktail esplosivo che è più efficace (e anche molto più godibile) di mille saggi e inchieste giornalistiche.

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