ICT. Stanca presenta “Libro Bianco su dematerializzazione”: passaggio da carta a tecnologie

La gestione dei documenti amministrativi vale per il "Sistema Italia" oltre il 2% del Pil ed un obiettivo di trasferire appena il 10% dalla carta su supporti digitali, ossia la dematerializzazione, genererebbe un risparmio annuo di 3 miliardi di €, ripetibile ogni esercizio successivo. A porre in evidenza la convenienza non solo economica, ma anche in termini di maggiore efficienza e di miglioramento dei servizi offerti ai cittadini e alle imprese, senza entrare nell’aspetto ambientale ed ecologico, è il "Libro Bianco sulla dematerializzazione della documentazione amministrativa", voluto da Lucio Stanca, ministro per l’Innovazione e le Tecnologie per evidenziare luci ed ombre del passaggio dalla "carta" alla "tecnologia".

"Le tecnologie digitali sono una rilevante risorsa per l’efficienza e la produttività della PA. Uno Stato che costa meno e lavora meglio crea più ricchezza per il Paese", ha scritto il ministro Stanca nella prefazione, ricordando che "l’impulso dato dalla nostra politica per la modernizzazione della PA attraverso nuove applicazioni tecnologiche, un quadro normativo coerente, un’organizzazione dedicata, un metodo condiviso ed una cultura diffusa dell’e-Goverment, consente oggi di realizzare quegli ingenti benefici, in termini di risparmio e di efficacia, che il passaggio del documento amministrativo dalla carta al bit ha sempre prospettato. Il progetto di dematerializzazione è collegato al più ampio impegno di razionalizzare i processi di trasformazione e modernizzazione della burocrazia italiana".

Presentando il Libro Bianco, nel corso della conferenza Omat sulla gestione elettronica, Pierluigi Ridolfi, componenete del Cnipa e coordinatore del progetto, ha posto in evidenza che "la dematerializzazione dei documenti, pur essendo solo uno dei tasselli della riprogettazione delle procedure della PA in una prospettiva digitale, è quella sulla quale è possibile realizzare interventi concreti con maggior rapidità". Del resto, ha aggiunto, "oltre ad un quadro normativo sostanzialmente completo a partire dal Codice della Amministrazione digitale (già in vigore), anche le tecnologie per la redazione, firma, protocollo, trasmissione e archiviazione dei documenti informatici sono adeguate. Manca ancora una significativa azione di sensibilizzazione e di formazione del personale coinvolto per realizzare la tanto auspicata ‘scomparsa della carta’".

Secondo un’indagine del CNIPA nel 2004 nelle sole amministrazioni centrali sono stati prodotti circa 110 milioni di documenti, che hanno innescato 160 milioni di registrazioni di protocollo e 147 milioni di documenti archiviati. Solo per lo smistamento e il protocollo di questa montagna di carte sono state impegnate oltre 55 mila persone in 19 mila uffici. Il costo stimato di gestione (trasmissione, protocollo, copia e archiviazione) dei documenti della sola Pubblica amministrazione centrale (Pac) supera i 3 miliardi di €, mentre la Pubblica amministrazione locale (Pal) spende non meno di 1,5 miliardi di € l’anno.

L’attuazione della dematerializzazione è una opportunità rilevante di risparmio e di efficienza non solo per la PA, ma anche per le aziende e per i cittadini tutti riducendo il costo della carta, trasporto, conservazione e ricerca. Accanto alla promozione della dematerializzazione dei documenti nella PA, prosegue anche quella che coinvolge i privati. Su questo fronte, ha ricordato Ridolfi, "sono molto attive le Poste Italiane che stanno portando avanti progetti innovativi, a partire da quello relativo ai bollettini postali. Ogni anno ne vengono elaborati più di 600 milioni. La nuova modalità prevede che al destinatario sia inviata una immagine informatica dell’attestazione, con la drastica riduzione dei tempi e dei costi dei controlli".

Un altro settore su cui, soprattutto nel privato, la dematerializzazione può consentire enormi benefici è quello della fatture, la cui gestione costa per ciascuna nota emessa almeno 7 € e, complessivamente, non meno 10 miliardi di € l’anno.
Tra gli strumenti che più stanno agevolando la dematerializzazione ci sono la firma digitale e la posta elettronica certificata. La prima garantisce l’autenticità e l’integrità di messaggi e documenti scambiati ed archiviati in modo informatico, al pari della firma autografa per i documenti tradizionali. Il nostro Paese con oltre 2,5 milioni di dispositivi distribuiti è quello che, a livello internazionale, registra la maggior diffusione della firma digitale. La posta elettronica certificata fornisce al mittente la documentazione elettronica, con valenza legale, che attesta l’invio e la consegna dei documenti informatici, ossia anche del contenuto.

 

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