IMMIGRATI. Bonus bebè, Tribunale Varese: “Non è reato”. Ora Aduc chiede parità di trattamento

Assolti perchè il fatto non costituisce reato. Si è così pronunciato il Tribunale di Varese, chiamato a decidere sul caso di dieci cittadini stranieri, accusati dalla Procura della Repubblica di aver incassato indebitamente il bonus bebè di 1000 euro. L'assoluzione è motivata dal fatto che gli imputati hanno agito in buona fede. Il testo della lettera inviata dal Governo, infatti, ha tratto in inganno in quanto indirizzata direttamente ai neonati (fra l'altro, rileva il giudice, il modulo inviato non aveva le caratteristiche previste in finanziaria: doveva essere inviato dal ministero dell'Economia, invece era a firma Silvio Berlusconi). Secondo l'Aduc si tratta di una prima buona notizia, ma che non risolve il problema di situazioni analoghe.

Il bonus sarebbe stato dunque riscosso in buona fede, venendo così meno l'elemento psicologico del dolo, ossia la consapevolezza di commettere falso ideologico e truffa aggravata ai danni dello stato. Per l'Aduc occorre ora estendere la decisione ai casi analoghi. "Ogni giudice infatti – Emmanuela Bertucci, responsabile Aduc-Immigrazione – decide indipendentemente dai propri colleghi e non si può escludere che diversi giudici che abbiano in carico altrettanti procedimenti penali decidano chi per l'assoluzione chi per la condanna. E' proprio a causa di questa possibile, e grave, disparità di trattamento che da tempo chiediamo un provvedimento del Governo che sani la situazione. Nell'attesa, non possiamo che augurarci che il precedente del Tribunale di Varese venga seguito dalle altre Procure della Repubblica e tribunali che si occuperanno di casi simili".

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