IMMIGRATI. Roma e Provincia? Le Capitali italiane dell’immigrazione

L’area romana rappresenta il massimo polo migratorio del Paese: sono più di 360 mila gli immigrati che soggiornano fra la Capitale e gli altri comuni della Provincia all’inizio del 2006. E nell’ultimo decennio sono oltre 200 mila i nuovi arrivi, che hanno dato vita a insediamenti abitativi non solo a Roma ma anche nei comuni vicini e nell’hinterland. Sono questi i dati che emergono dal Rapporto 2007 dell’Osservatorio Romano sulle Migrazioni, presentato oggi a Roma alla presenza del direttore della Caritas di Roma monsignor Guerino Di Tora, dell’assessore alle Politiche Sociali della Provincia di Roma Claudio Cecchini, dell’assessore alle Politiche Sociali del Comune di Roma Raffaela Milano e del vicepresidente della Camera di Commercio di Roma Lorenzo Tagliavanti. Secondo lo studio, degli oltre tre milioni di cittadini stranieri regolarmente soggiornanti in Italia all’inizio del 2006, 418.823 si trovano nel Lazio: di essi, 365.274 sono nella Provincia di Roma, che rappresenta dunque il 12% degli immigrati sul totale nazionale e l’87,2% sul totale regionale.

Roma da sola accoglie circa 261 mila immigrati, il 68% rispetto alla Provincia, mentre la parte restante si è insediata nell’hinterland soprattutto per la maggiore disponibilità di abitazioni ma anche per le opportunità di lavoro e le reti familiari. In particolare, nella graduatoria dei comuni con il maggior numero di residenti stranieri, dopo la Capitale si collocano Guidonia Montecelio con 4525 residenti, seguita da Fiumicino (4209), Ladispoli (3912), Tivoli (3076) e Pomezia (2998). L’incremento principale rispetto al 2005 si è registrato nei comuni di Pomezia, Anzio, Ardea, Guidonia e Ladispoli. Nell’ultimo decennio nell’area romana si sono insediati complessivamente 200 mila nuovi immigrati con una tendenza – afferma lo studio – a una più equilibrata distribuzione sul territorio regionale. I migranti sono attratti dai comuni minori – rileva l’Osservatorio – soprattutto da un mercato immobiliare più accessibile e in grado di offrire soluzioni abitative più convenienti, anche nei centri storici; allo stesso tempo si facilita nei comuni minori lo sviluppo di reti comunitarie attraverso il trasferimento di chi soggiornava nel territorio metropolitano e dei ricongiungimenti familiari. Allo stesso tempo, i comuni coinvolti sono posti nella fascia urbana vicina alla Capitale e collegata a essa dal trasporto pubblico, a dimostrazione – afferma lo studio – che Roma continua a essere polo di attrazione per l’inserimento socio-lavorativo degli immigrati. La componente femminile si attesa al 55% a livello provinciale e al 56,7% nella Capitale. I minori rappresentano il 18,8% di tutti gli stranieri residenti in Provincia. Nel Comune di Roma l’immigrazione è caratterizzata da uno spiccato policentrismo. Il rapporto sottolinea inoltre che "non esistono quartieri-ghetto" mentre ci sono municipi e quartieri che si distinguono per una più alta presenza di immigrati o per la presenza di uno specifico gruppo nazionale.

LAVORO. Nel corso del 2005 il 10% del totale delle assunzioni a tempo indeterminato ha riguardato gli stranieri (soprattutto nelle costruzioni, nelle collaborazioni familiari e nel settore turistico-alberghiero) e ben 18 mila stranieri sono risultati titolari di imprese o soci di imprese nella Provincia romana. Gli immigrati sempre più spesso diventano imprenditori. Le imprese il cui titolare risulta nato all’estero sono aumentate nel 2006 del 32% (percentuale che diventa del 44% nel settore dei phone centers e del 39% nelle costruzioni): i protagonisti assoluti sono i cittadini rumeni, bengalesi, cinesi e marocchini. Secondo l’Istat gli immigrati rappresentano poco meno di un decimo (9,4%) dell’occupazione complessiva a Roma mentre a livello italiano l’incidenza degli immigrati è solo del 5,6%. Il tasso di occupazione è del 75,2%: dieci punti percentuali in più rispetto al valore constatato per gli altri immigrati a livello nazionale. Rispetto al quadro nazionale, è ridotto l’impiego di manodopera immigrata in agricoltura; i due terzi degli immigrati occupato nell’industria lavora nelle costruzioni; i servizi rappresentano invece il più importante bacino d’impiego per la popolazione immigrata che svolge lavoro dipendente – si tratta di servizi alle imprese, alberghi e ristoranti, collaborazione familiare e commercio. Ma i lavoratori migranti dell’area romana, soprattutto quando hanno un elevato titolo di studio, scelgono sempre più spesso di avviare un’attività imprenditoriale. Nel corso di un anno gli immigrati titolari di impresa e di cittadinanza estera sono infatti aumentati del 32%: 13.102 i titolari di impresa con cittadinanza estera rilevati nel Lazio, dei quali la quasi totalità (11.700) si concentra nella Provincia romana. I gruppi nazionali di origine est-europea e balcanica tendono ad avviare attività soprattutto nel settore edile, mentre i gruppi asiatici e africani tentano di affermarsi soprattutto in ambito commerciale. Diventano imprenditori soprattutto coloro che si sono stabiliti da molto tempo in Italia e che hanno intrapreso tale attività dopo lavori dipendenti. Quasi il 37% di loro ha una laurea e il 56,7% ha il diploma superiore.

NAZIONALITÁ. A livello di gruppi nazionali gli immigrati rumeni sono la prima comunità in tutti i comuni della Provincia ad accezione di Nettuno, dove prevalgono i bulgari (20%). La comunità filippina è seconda nella graduatoria provinciale ma si concentra per il 93% nella Capitale. Polacchi e albanesi sono invece maggiormente distribuiti sul territorio: i polacchi sono insediati per il 62% nella Capitale ma anche nei comuni del litorale Nord mentre la comunità albanese è la più diffusa territorialmente. Quest’ultima solo per il 38% risiede a Roma e presenta un’alta incidenza nei Castelli Romani.

Comments are closed.