IMMIGRAZIONE. Caritas/Migrantes svela l’identikit degli “immigrati romani”

Istruiti, laboriosi, poco inclini al consumo, non ricchi ma autosufficienti, aperti alla solidarietà e sempre più attaccati all’Italia. Sono così gli "immigrati romani" secondo i risultati dell’indagine "Le condizioni di vita e di lavoro degli immigrati nell’area romana" che la Commissione d’Indagine sull’Esclusione Sociale ha affidato al Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes (Ediz. Idos). La ricerca è stata condotta tramite questionario telefonico su un campione di oltre 900 persone. Lo riferisce la Caritas in una nota.

Dalla fotografia scattata dalla Caritas/Migrantes, infatti, l’80% del campione intervistato ha un livello di istruzione superiore ed una occupazione. Di questi, il 44% lavorano presso le famiglie ma anche in diversi altri settori, dall’edilizia al turismo. Le mansioni umili sono più ricorrenti, ma aumentano anche gli inserimenti qualificati, come operai specializzati, impiegati, imprenditori, medici, interpreti. Infine, 15% dei lavoratori dipendenti è occupato in nero.

Inoltre, più del 65% dei lavoratori immigrati romani si dice soddisfatto del proprio lavoro e "con grande realismo i più non intendono cambiarlo, consapevoli dell’attuale fase di crisi". Circa il 30% invece è poco o per niente soddisfatto, specialmente quanto alla retribuzione. Comunque, si cerca di far bastare quel che si ha, frequentando per gli acquisti supermercati e discount (89%). Le retribuzioni degli poi non sono molto elevate e si attestano sui 916 euro al mese di media.

La Capitale si conferma poi un approdo attraente: 9 intervistati su 10 vi sono arrivati direttamente, non passando da altre Regioni. La metà ha acquisito il permesso di soggiorno solo a seguito di un provvedimento di regolarizzazione e un buon sesto è ancora alle prese con le pratiche di rilascio o di rinnovo.

Dove vivono gli immigrati nell’area romana? L’11% è proprietario di una casa, per la quale sta pagando il mutuo, ma la stragrande maggioranza vive in affitto (62%) o è ospite in casa altrui (6%). Di questi ultimi: il 15% vive presso il datore di lavoro; il 61% vive con i propri familiari.

Il sogno di possedere una casa è al primo posto tra i beni più desiderati ed è condiviso da circa la metà degli immigrati romani. Segue quello dell’automobile mentre il 99% possiede già un cellulare, il 70% il televisore e il 40% il computer.

"Il vero obiettivo – spiegano mons. Vittorio Nozza della Caritas Italiana e mons. Guerino Di Tora della Caritas diocesana di Roma nel volume a commento della ricerca – consiste nel consolidamento di uno spazio sociale e giuridico pienamente condiviso, che ne riconosca il ruolo fondamentale per la loro e la nostra riuscita, nella convinzione che legalità e solidarietà si possono coniugare in modo fruttuoso".

Un quadro, quello che emerge dalla ricerca di Idos, che il presidente della Commissione d’Indagine sull’Esclusione Sociale, Marco Revelli, ha definito "di sofferta e dignitosa normalità. Di non facile, ma laboriosa integrazione".

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