IMMIGRAZIONE. Cittadinanza, Napolitano incontra gli stranieri

Circa 50 stranieri, entrati a pieno titolo come cittadini nella comunità nazionale, hanno oggi incontrato il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in rappresentanza dei 3.500 stranieri per i quali si è completato il procedimento di attribuzione della cittadinanza con la firma del relativo decreto da parte del Presidente. "I paesi dell’Unione – ha detto – hanno sofferto, nella loro lunga storia, i lutti derivanti da lotte intestine, da devastanti guerre di religione, da conflitti etnici e politici. Alcuni paesi europei sono stati retti, anche in tempi relativamente recenti, da dittature liberticide e persecutorie delle minoranze, perciò i nostri paesi hanno dolorosamente imparato il valore del principio di tolleranza. Abbiamo accettato il pluralismo etnico, politico e religioso. Abbiamo capito che per vivere pacificamente insieme non si deve necessariamente credere nello stesso dio o servire le stesse idee politiche e, meno che meno, avere la pelle dello stesso colore".

In riferimento alla legge sulla cittadinanza Napolitano ha auspicato "una larga convergenza su una legge che, seppure nel nostro sistema giuridico non ha statuto costituzionale nella forma, presenta però un rilievo costituzionale nella sostanza, proprio perché decide chi merita di essere ammesso a pieno titolo nella nostra comunità, con tutti i diritti e i doveri che ne conseguono. Data la rilevanza di questo provvedimento, è normale che si discuta su quale debba esserne il fondamento: se l’acquisizione della cittadinanza vada considerata come la tappa finale di un processo di integrazione oppure come uno strumento che incoraggia l’integrazione.

"Mi limito a osservare – ha aggiunto – che la cittadinanza è entrambe le cose. Chi chiede di diventare cittadino normalmente lo fa perché ha deciso di restare, di far restare i propri figli, di fare parte della popolazione, di non rimanere mera componente individuale di una forza lavoro fluttuante e mobile. In tutti i sistemi giuridici la cittadinanza si collega a importanti segnali di integrazione: ad esempio il rispetto delle leggi, un certo tempo di residenza regolare, una conoscenza di base della lingua. D’altra parte, uno Stato che non sbarra le porte della cittadinanza a quegli stranieri che vivono operosamente sul suo territorio mostra una disponibilità ad integrare, una sorta di benevolenza istituzionale che può risultare utile nei processi di integrazione".

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