IMMIGRAZIONE. Cnr: per gli italiani bene immigrati se qualificati

Immigrati, meglio se colti e qualificati, anche se finiscono per occupare posti di lavoro inferiori rispetto ai loro titoli di studio e anche se, in fondo, è meglio non incentivarne troppo l’ingresso, forse perché se ne teme la concorrenza: è quanto pensano gli italiani secondo un’indagine telefonica sulla percezione della popolazione rispetto agli immigrati qualificati, fatta dall’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali del Consiglio nazionale delle ricerche (Irpps-Cnr), che domani presenterà a Roma una recente "Indagine sull’inserimento lavorativo delle immigrazioni qualificate provenienti dai Paesi dell’Est europeo".

Afferma il Cnr: "In Italia il flusso migratorio costituito da laureati provenienti dai paesi dell’Est europeo è rilevante, ma la percentuale di quanti svolgono professioni intellettuali è molto bassa: un caso di ‘spreco di cervelli’ (‘brain waste’)".

Nella ricerca sono state intervistate telefonicamente 1500 persone. Spiega la curatrice Maria Carolina Brandi: "Il 30% degli intervistati considera positivo il ruolo svolto dagli immigrati per alcuni settori della nostra economia e il 26% circa lo ritiene tale anche per la nostra cultura, mentre il 23,7% dichiara che genera insicurezza e il 15,4 teme che aumenti la disoccupazione. Solo il 9,8% ritiene che l’immigrazione costituisca un ‘grave problema’ mentre molti la ritengono eccessiva, specialmente le persone meno istruite (il 47%). Inoltre il 13,5%, soprattutto tra i più anziani, teme che tale presenza dai paesi dell’Est aumenti la criminalità. Peraltro, è diffusa (62%) l’opinione che su questo tema giornali e televisioni riportano una realtà falsata e appena il 16% crede ai mass media, specialmente tra i laureati ed i giovani".

L’atteggiamento degli italiani è migliore verso gli immigrati qualificati rispetto agli altri. Con qualche precisazione: "Anche se il 54% degli italiani non sa quanti siano i laureati dell’Est Europa – prosegue la ricercatrice dell’Irpps-Cnr – la quasi totalità (93,1%) ritiene che debbano essere pagati quanto gli italiani e l’87% pensa che un laureato esteuropeo debba potere esercitare la propria professione in ogni paese dell’Ue. Tuttavia il 68,2% ritiene giusto che un laureato di qualsiasi paese accetti lavori inferiori ai suoi titoli e più della metà disapprova norme per incentivarne l’ingresso: da notare che tra i laureati e tra i giovani la quota cala sensibilmente nel primo caso ma aumenta nel secondo, evidentemente per la preoccupazione della possibile ‘concorrenza’ sul mercato del lavoro qualificato".

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