IMMIGRAZIONE. Commissione Ue adotta proposte. Parlamento al voto domani

Oggi la Commissione Ue ha adottato 2 comunicazioni in materia di immigrazione e di asilo, che attendono il via libera del Consiglio europeo il 15 ottobre prossimo, in vista dell’elaborazione del nuovo programma quinquennale nel settore della giustizia, libertà e sicurezza. Nella comunicazione "Una politica comune per l’Europa: principi, azioni e strumenti" la Commissione ha esposto la propria visione dello sviluppo futuro della politica comune europea di immigrazione. I 10 principi fissati si fondano sui capisaldi del Consiglio europeo di Tampere del 1999 e sull’Approccio globale in materia di migrazione varato nel 2005. L’integrazione è la chiave di un’immigrazione riuscita e questa può essere ottenuta attraverso regole chiare e condizioni di parità; il piano strategico impone la necessità di avere standard di protezione condivisi così da raggiungere una gestione integrata delle frontiere e intensificare la lotta all’immigrazione illegale.

Parallelamente alla gestione degli immigrati regolari, infatti, la Commissione ha lavorato per un piano strategico sull’asilo che fa risaltare l’importanza di creare nuovi meccanismi di solidarietà tra gli Stati membri e i paesi terzi, dato che spesso i Paesi in via di sviluppo mancano delle risorse necessarie per dare sostegno adeguato ai rifugiati. Un Ufficio europeo di sostegno per l’asilo potrà coordinare le attività di cooperazione pratica e l’attuazione di programmi regionali agevolerà alcune situazioni critiche.

In occasione della conferenza stampa di presentazione di queste comunicazioni che ha avuto luogo oggi presso la sede della Commissione europea, il vice Presidente nonché commissario responsabile del portafoglio Giustizia, libertà e sicurezza, Jacques Barrot ha dichiarato: "L’immigrazione è un’opportunità e una sfida per l’Unione. Se gestita come si deve è fonte di ricchezza per le nostre società ed economie. In un’Europa senza frontiere interne gli Stati membri devono agire secondo una visione comune. Questo è il presupposto per gestire l’immigrazione legale e l’integrazione e per lottare contro l’immigrazione clandestina pur continuando a sostenere valori universali come la protezione dei rifugiati, il rispetto della dignità umana e la tolleranza".

Ad un giornalista che ha chiesto "come sia possibile che per alcuni cittadini ci siano trattamenti di specificità, in base alla loro condizione di clandestinità, mentre i principi fondamentali della giustizia prevedono parità di trattamento per tutti", Barrot ha risposto che "evidentemente un immigrato clandestino è in una situazione di irregolarità, trovandosi quindi contro la legge".

La Commissione Ue ha praticamente affermato dei punti di riferimento che dovrebbero essere condivisi dagli Stati membri in vista di una politica globale dell’immigrazione e che saranno tradotti in volontà politica con un largo margine di libertà. Intanto oggi il Parlamento Ue ha dibattuto in seduta Plenaria la proposta della Commissione sui termini del rimpatrio degli immigrati illegali nei loro paesi di origine. I punti più critici sono, secondo gli eurodeputati, il periodo di 18 mesi fissato come detenzione massima degli immigrati irregolari prima del rimpatrio e la possibilità di vietare il ritorno sul suolo comunitario, almeno per 5 anni.

La deputata Roberta Angelilli, del gruppo Unione per l’Europa delle nazioni ha espresso un parere favorevole sulla proposta: "si promuove il ritorno volontario, si stabilisce una tempistica certa sui periodi di permanenza nei centri di custodia, una speciale attenzione viene dedicata ai diritti umani ed è un fatto rivoluzionario che tiene conto della realtà e del rispetto delle regole in un’Europa dei diritti. Alcuni eurodeputati della Gue, il Gruppo confederale della Sinistra Unitaria Europea, si sono dichiarati, invece contrari alla proposta che vuol "costruire una fortezza europea".

L’europarlamentare italiano Roberto Fiore ha affermato che "l’immigrazione clandestina va considerata per sé stessa come una possibilità di fuga: l’immigrato quando entra clandestinamente ha una propensione alla fuga". Molti europarlamentari sono comunque dell’opinione che sia meglio avere delle norme comuni minime: ad esempio sul limite massimo di detenzione e il periodo del rimpatrio; ma anche per quanto riguarda l’attenzione particolare verso i minori. Molti elementi del testo sono risultati dunque validi e, anche se imperfetti, necessaria perché permettono di aumentare gli standard di protezione e qualità dei cittadini. Ma c’è stato anche chi ha lanciato un appello di opposizione a questa direttiva che "cercare vergognosamente di mettere in detenzione più di 8 milioni di persone, che è più o meno il numero degli immigrati clandestini nell’Ue".

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